mi piacerebbe..

mi piacerebbe avere la possibilità di creare una cascata per il male del mondo, una cascata che porti tutto il male nel nucleo della terra a fondere e a diventare massa. quel male che uccide bambini su una spiaggia o quello che li usa come scudi per i depositi di armi, che manda sciacalli sul sito di un disastro aereo ed evita che ci vadano gli osservatori, che lega tutto al profitto e nulla più al bello, che premia le ambizioni e dimentica la vivibilità, che distrugge coscienze e valori e crea mostri e corrotti, che distrugge verde per sostituirlo con il grigio. come gli uomini, come le idee, come il cemento. (Artwork and Photography by ERIK JOHANSSON)landfall-photo-manipulaton-by-erik-johnansson

vi prego fermatevi..

street art di Bansky (identità sconosciuta)

street art di Bansky (identità sconosciuta)

Polveri Afghane | Shoot 4 Change

un reportage effettuato da un ex collega. anche lui, ha immortalato la polvere ed il mondo immenso, senza ombra ed estremo di un posto che nessuno ha mai conosciuto a fondo. tanti ci hanno provato, tanti hanno rinunciato. solo i locali riescono a vivere in un posto dove non esistono alberi e dove l’acqua è rara come i diamanti ma si calpesta ghiaia fatta di lapislazzuli..

Polveri Afghane | Shoot 4 Change.

La profezia di Oriana – dal Corriere della Sera

Come non riflettere e, personalmente, condividere questo articolo di Paolo Ostellino sulla situazione attuale con il medio oriente che brucia sotto una carica di gioventù che anela libertà..

Ma il futuro sarà veramente libero per tutti? e sopratutto, lo sarà per noi vecchi abitanti dello “stivale”?

La profezia di Oriana – Corriere della Sera.

road to somewhere

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road to somewhere
Inserito originariamente da funnybear 

in viaggio da herat ad adraskan. un’auto in mezzo alla colonna di auto. un sentiero ed una gomma squarciata dopo 50 km. il caldo che entrava nei polmoni insieme a polvere che sapeva di fuoco. un ricordo come tanti di una di quelle esperienze che ti portano in mezzo al nulla, passando da strade dove le formiche in fila sono grandi come ragni, dove un albero è un povero cristo appeso con le costole in vista. in mezzo al nulla. e mentre camminavo per non pensare al botto che magari avrei sentito per strada… pensavo ai monti che circondano il lago, il lago dove andavo a far l’amore d’estate…alle siepi che ricoprivano i costoni scoscesi sull’acqua azzurra… al profumo dei fiori del sottobosco, alla strada fresca piena di curve, alle lucciole che vedevo e che mi facevano spegnere i fari e la macchina per vederle in un mondo di fiabe..
“bentornato… bevi un pò d’acqua. fra poco ripartiamo per casa..”
tornare a casa… considerare casa un container di 6 metri dove dormi in 3…
vorrei la mia di casa.. che dalla finestra mi fà guardare il bosco con le curve e le lucciole..

concorso

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sono contento. ho partecipato ad un concorso fotografico nazionale per la prima volta. ho mandato 3 foto in fretta e quelle che credevo si attagliassero meglio al tema del concorso indetto da caffeinacultura.it, presieduto da toni capuozzo.

non ho vinto nulla, non è importante ma la mia opera è stata segnalata. solo per il fatto che l’hanno chiamata opera.
il file è questo. ritrae un palazzo di beirut con delle persone che prendono il caffè su un balcone semidistrutto. questa è la foto: “Beirut coffee break”

buonanotte alessandro…

una canzone di newton faulkner mi accompagna nel mio piccolo mondo fatto di un letto che inizia a profumare di pelle e non di bucato. si chiama “teardrop”.. è il rifacimento di una vecchia hit dei massive attack. bellissima.
la voce mi avvolge come una coperta leggera, come un bicchiere di armagnac di fronte al camino…
oggi è piovuto.
per la seconda volta in un anno..
l’acqua ticchettava sul tetto di plastica del container. svegliarsi presto e vedere l’ocra diventare marrone. marrone e grigio senza soluzione di continuità.
dopo due ore, ho visto di nuovo il mondo sotto la polvere.
ho visto la polvere scoprire le vette delle montagne verso il selseele ye.
la valle dell’harirud era coperta da un velo altissimo di strati e sotto invece un turbinio di limo sospeso.
litometeore le chiamano. si infilano sotto le labbra, entrano nei denti. raschiano il morso. fanno sputare. fanno star male in un paio di giorni.
cime bianche in lontananza, domani dovrebbe piovere di nuovo.
mi sono trovato a scrivere per avere un pò di ricordi da organizzare. per poi tornare a paragonare ciò che a volte disprezzo, che rinnego.. e che invece amo da impazzire. il mio PAESE.
ci ho pensato prima di dormire, mentre la sigaretta spenta sul vecchio barattolo di pelati usato come portacenere diventa polvere da sollevare con il prossimo vento. ho pensato che fra qui ed il letto di mio figlio c’è lo stesso cielo.
le stesse stelle.
ho pensato che avrei voluto vederlo di nascosto suonare la sua chitarra..
ho pensato che oggi il sole che si nascondeva dietro le nubi qui era lo stesso che faceva brillare di verde le mie montagne.
ho pensato che gli avrei dato la buonanotte come ogni sera..
ho pensato che era ora di dormire..
buonanotte figlio mio.. sotto le nostre stelle.

>la sedia ed il piatto vuoto

>una giornata di nubi e di cielo sempre grigio, polvere in sospensione, facce nascoste dall’elmetto che si si susseguono sotto le pale dell’elicottero.
208 persone.
tutte sanno chi sono. tutte hanno ricevuto il breifing. tutte hanno ascoltato quello che il capitano doveva dire loro. 208 persone sanno chi sono.
ed io..
non avrò nulla da ricordare. non un viso, non un nome, non un sorriso, nessuna storia, nessun particolare.
solo numeri, solo peso, solo kili da trasportare. solo facce sotto elmetti.
come la sedia vuota con il piatto apparecchiato nella mensa di farah, in memoria dei caduti. solo una sedia ed un piatto vuoti.

sono arrivato stanco… nel mio container grigio come le nuvole di oggi. forse il mal di schiena accentua la malinconia. la schiena ancora urla e la mattina è come alzarsi da un letto di patatine che scrocchiano.

208 persone.
mi incontreranno e mi saluteranno con più foga solo perchè sanno che ero il pilota che li ha portati in volo.

ho acceso l’ipod. c’era una canzone degli U2, si chiama MLK. la voce di Bono mi ha avvolto come un abbraccio.
ho sentito il naso che iniziava a pizzicare. ho pensato a quando parlavo a mio figlio che mi dormiva sul petto, appena nato.
ho pensato alla gioia che può regalare un ritorno a casa.
ho pensato a tutti quelli che erano passati sotto il mio sguardo oggi e che magari potevano pensare le stesse cose.
sono uscito a fumare.
ho visto una luna leggera sotto un manto di nuvole.
ho pensato che la stessa visione la poteva vedere mio figlio che non dorme più sul mio petto..
ho pensato ad un anno e due mesi in questa terra ed alla ninna nanna che cantavo per farlo smettere di piangere..

Sleep
Sleep tonight
And may your dreams
Be realized
If the thunder cloud
Passes rain
So let it rain
Rain down him
So let it be
So let it be

>un grazie agli sconosciuti

>ho dormito in un bunker, su lenzuola bianche e coperte rosse di colore e polvere. eravamo un gruppo di persone normali accomunate da una identica sorte. quella di diventare per un giorno persone straordinarie. un lavoro di gruppo, sfidando la sorte e il tempo, con la convinzione che il gruppo funzionava, anche solo dopo poche ore di convivenza.
persone mai viste, con il quale non avevo mai lavorato.
insieme alle persone che conosco e che ancora una volta non hanno fallito.
non si poteva.
e tra vetri spessi di blindati che sfrecciano fra hazara e turkmeni, fra le vie di polvere e di burka, fra alberi spogli e cani randagi, fra fango e sporcizia, fra asini che portano uomini coperti da turbanti e saggezza..ho visto i bambini.
tanti, luridi, con occhi di giada, le scarpe enormi e i vestiti rotti.
ridono, lo fanno sempre.
anche dietro alle nuvole di polvere delle poche auto che sfrecciano. i maschi.
le femmine invece sotto vestiti neri, con grazia si coprono la bocca mentre camminano insieme per le vie di Qalenaw.
sembrano miniature, ma sono già vecchie..
poi di nuovo “fuel valve e cross feed valve.. motor il numero 1, motor il numero 2… ” rumore e sole.. passando sul velluto di valli distrutte dal vento, mangiate dall’acqua di secoli di pioggie rare e improvvise. sopra le valli di mangan e sui prati verdi offuscati da nubi che scendevano dal turkmenistan, con un gruppo di uomini straordinari..

>la prima volta a qalenaw

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la pista è piena di persone, arriviamo da sud per portare rumore sulla valle ocra di sole e polvere. appena scendiamo dall’elicottero troviamo ad accoglierci un piccolo gruppo di bambini che discretamente sono sul bordo del piazzale e ci guardano come alieni. hanno smesso di rincorrersi e sono silenziosi vicino le recinzioni. in pochi passi ci avviciniamo con il consenso degli spagnoli che presidiano l’apron. 6 occhi ci colgono di sorpresa. sono azzurri. 2 bambine ed un bambino piccolissimo. sorridono al nostro saluto. sono i più vicini. zefferino, il vecchio pilota si intenerisce e dice: io li voglio salutare. và oltre le recinzioni. si avvicina lentamente. una delle bambine sembra terrorizzata. le mani al viso. l’altra aspetta, il bambino invece non ha paura. zefferino fa altri due passi e silenziosamente si china per dare la mano al piccolino. lui tentenna. poi si avvicina.. ho la macchina fotografica con me. faccio in tempo a fermare il momento. scatto. il rumore della reflex non li disturba. dopo pochi secondi gli occhi azzurri del bambino si rilassano sul viso di un pilota dai capelli bianchi. la mano si tende. zefferino si gira verso di me e mi dice.. é meraviglioso. anche il mio cuore si ferma. spengo la macchina fotografica e mi godo il sole e la polvere.. guradando 6 occhi azzurri che sorridono ad un uomo venuto da lontano.