è questa la democrazia?

Italia. 60 milioni di abitanti, una repubblica parlamentare, un paese democratico, così come riportato dall’almanacco della CIA o su Wikipedia. Il maggior numero di siti dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, il quinto paese più visitato al mondo. Eppure leggendo giornali o ascoltando notiziari si compone uno scenario estremamente preoccupante: malaffare, corruzione dilagante, criminalità organizzata, tasse oltre la soglia di sopportazione, servizi inefficienti, disoccupazione giovanile, benzina alle stelle, sicurezza negata, lavoro che scompare e totale assenza di idee. Vista da dentro poi, la situazione è ancora peggiore. Già perchè se ci si considera dei cittadini onesti, lo Stato, è ovunque, entra in ogni momento del giorno, chiede, dichiara, legifera, sorprende, sfotte, rinnega, ruba. Fuori da ogni logica elementare.

Il cittadino onesto non le capisce queste scelte. Il cittadino non capisce perchè non non esiste tutela nei suoi confronti, non comprende perchè un delinquente può farla franca e se lui sbaglia a pagare un bollettino si vede pignorato da Equitalia. Il cittadino non capisce perchè deve pagare i furti e i reati di altri, il cittadino non capisce perchè deve pagare con il suo lavoro dei servizi che gli spetterebbero di diritto. Il cittadino onesto ormai è carne da cannone. Uno che paga in silenzio.

La percezione che si ha è che ormai i disonesti superano abbondantemente gli onesti pur dicendo, questi ultimi,  che siamo tutti onesti. Eppure la metà dei contribuenti dichiara al fisco redditi irrisori, datori di lavoro che dichiarano meno dei dipendenti. Mi hanno sempre insegnato che l’esempio è una forma di governo, chi dà l’esempio è già a metà dell’opera. Noi l’esempio lo riceviamo dalla politica, dallo Stato.  Lo Stato è una macchina elefantiaca, un pachiderma che potrebbe avere le sembianza di un vecchio giudice obeso, con la parrucca bianca piena di borotalco e di polvere, con le mani grasse, con la toga nera che descrive severità e austerità. Un giudice corrotto, di quelli che si comprano con le mance dei ristoranti, di quelli con la bava alla bocca, fatta di melliflua accondiscendenza col potente e di ostentata fermezza col debole. Uno stato dove la democrazia è negata dalle regole che hanno creato,  dove quello deciso da una consultazione popolare viene poi modificato di nuovo a favore della casta (vedi referendum sul finanziamento pubblico ai partiti), dove le leggi popolari sono bocciate dalla consulta, sempre fatta di giudici e toghe. Lo Stato è un palazzo enorme, con corridoi lunghissimi, con cariche infinite, fatto di poltrone, di enti, di regioni, di provincie, di commissioni, di gruppi di lavoro per finta, di deleghe, di procure. Lo stato è fatto di Scilipoti in giacca e cravatta, di Bossi che ruttano e che sputano sul proprio datore di lavoro. Di tanti Lusi che prendono spiccioli senza che altri  se ne accorgano, di tanti Scajola a cui comperano case. Case a Roma, a Montecarlo, con panorami sul Colosseo e sul mare della Sardegna, con quadri antichi e di pregio, circondate da ballerine e da ruffiani.

Lo Stato non siamo più noi. Noi non siamo più quel “demos” radice greca che indicava il popolo, siamo solo “cratos”, potere, siamo solo voti..  Voti che servono per raggiungere il potere. Un potere che si manifesta ovunque. in TV, alla Messa, in strada, sulle panchine al parco, fra i bambini. E’ crudele perchè sembra aiutare quelli che non hanno bisogno continuando a vessare i deboli. Deboli che hanno il volto di un 80enne ucciso nella sua abitazione tentando di difendersi da stranieri che vengono a conquistare nuove terre.  Terre indifese da ubriachi che guidano, zingari ai semafori e negli appartamenti, ladri, manigoldi, mafiosi di ogni tipo, come quelli che si fermano a chiaccherare coi loro simili dentro l’auto e sfacciatamente, fermano la strada e le persone oneste dietro di loro. Tanto se provi a parlare ti massacrano di botte e se li arrestano, dopo poco escono. Come sulle parodie a fumetti di Alan Ford dove c’era il manigoldo di turno che rubava ai poveri per dare ai ricchi. Si chiamava Superciuk.

Lo Stato oggi è Superciuk, un ubriacone dall’alito puzzolente.

Ora mi chiedo… Possibile che la nostra intelligenza debba essere giornalmente vilipesa, martoriata e oltraggiata da questi osceni rappresentanti del vizio italico? Possibile che non possiamo far capir loro che siamo stufi? Possibile che tanti debbano subire la creatività di questi pochi e le parole che ogni giorno escono da quelle bocche di fogna capaci solo di costruire frasi fatte per non far capire alla gente ciò che gli interessa? Io credo che il modo esiste. la soluzione c’è.

Si chama la Internet!

E’ fatta per trasmettere informazioni, idee, confronti, paragoni. E’ fatta per condividere e interagire in libertà con altri che hanno gli stessi valori. fornisce soluzioni e idee rinnovabili, come le risorse che potremmo utilizzare per essere sempre meno dipendenti dal petrolio. E’ fatta per passare parola magari per creare lo sciopero del cittadino. La carne da cannone che si ribella al sistema, che si ribella al voto, alla benzina a 2 euro, al cartello dei palazzinari e delle banche, a quello dei farmacisti e dei tassiti, ai pomodori dopati ed alla tv delle puttane. Internet è libertà di pensiero, è democrazia e potrebbe essere l’unica vera rivoluzione senza violenza, fatta solo di idee. Io non sono colto, non ho studiato la storia, non ho studiato gli statisti del passato, non sò parlare nè scrivere correttamente ma sono un cittadino onesto, uno che paga ogni singolo centesimo, uno che accetta le regole perchè credo che sia l’unico esempio da dare al proprio figlio. Io non sono nessuno ma..

Riadattando il pensiero di un hacker (cit: the mentor) nell’ultima frase del suo manifesto: “Io sono un cittadino onesto, e questo è il mio manifesto. Voi potete fermare questo individuo, ma non potete fermarci tutti… dopotutto, siamo tutti uguali…”

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