Il Mondo capovolto

CFMtd8aWgAA8ZSXUn evento qualsiasi, che aggreghi un numero elevato di persone in uno spazio delimitato, diventa immediatamente lo specchio di questo paese. Oggi ho avuto la (s)fortuna di assistere alla celebrazione di una messa dove, una decina di bambini, ha ricevuto il sacramento della Prima Comunione,

Ora, a prescindere dal contesto, dove uno può credere o meno, dove si può essere un buon cristiano o uno di facciata, lo spettacolo che offre un evento simile, dove uno spicchio di popolazione, scelto randomicamente, si incontra in un confinato periodo di tempo e di spazio, non ha veramente eguali. Questa sorta di iniziazione alla fede è al contempo il simulacro del paese intero, un concentrato di virtù, che sonda, a suo modo, il livello di educazione, di cultura e dei valori posseduti, esprimibili dalla massa.

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il gonfalone.. e i pensieri che suscita.

una vista da dietro l'altare.

una vista da dietro l’altare.

Chiesa di San Giovanni Battista (o del Gonfalone). Un esempio del barocco “viterbese” e l’aggettivo  virgolettato sta a significare che usarono, durante la costruzione e le decorazioni, solo artisti locali. Anche questa chiesa, è curata, pulita, coccolata e vezzeggiata da volontari (fra i quali alcuni facchini di Santa Rosa). Giovedì ad esempio, faranno all’interno, le pulizie straordinarie, tutte a spese loro, passeranno un po’ di cera sui pavimenti, toglieranno le ragnatele.. ecc. Nella stessa area poi, basta fare 200 metri, si può visitare il chiosco longobardo di Santa Maria Nuova, dove la pulizia e la cura del sito è a carico di un anziano signore che lo fa di sua spontanea volontà insieme alla moglie.

Ho ripetuto più volte che a Viterbo abbiamo il mare in tasca ma non sappiamo, vogliamo, possiamo sfruttarlo.  Senza entrare troppo nel merito, a mio personale parere è che siamo in mano a saltimbanchi generati dal sistema, persone che si autoreplicano o che vengono manipolate e modificate dal “sistema” italia.

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E’ questo un paese “civile”?

Come può essere definito civile un paese dove lo stato ti chiede soldi in anticipo su possibili guadagni e ti paga in ritardo quello che invece hai già prodotto?
Come può essere definito civile un paese dove se esci da casa tua qualcuno entra al tuo posto e non si può più far nulla?
Come si può definire civile un paese dove le leggi le fanno dei collusi, dei maiali, dei corrotti, dei malfattori, dove si fanno progetti da fantascienza per miliardi di euro e al contempo non si riesce nemmeno a mantenere l’ordinario?
Come si può definire civile un posto dove se malauguratamente hai a che fare con sanità e giustizia come primo risultato hai dei travasi di bile? dove per ottenere quello che ti spetta di diritto devi oliare, devi ungere, devi chiedere, devi conoscere?
Come si può definire civile un paese dove non ci sono soldi per i servizi essenziali ma esistono, sempre, per pagare 10 mila fannulloni a suon di consulenze, di liquidazioni e di pensioni?
Come si può definire civile un paese dove, per accertare delle responsabilità, devi aspettare una generazione, dove i giovani buoni non hanno futuro e scappano all’estero e quelli da proscrivere vessano i vecchi nelle periferie.

Questo non è un paese civile. Questo è un paese in declino senza idee e senza palle e la colpa è solo NOSTRA!6a00d8341c684553ef015390afa3ae970b-800wi

è questa la democrazia?

Italia. 60 milioni di abitanti, una repubblica parlamentare, un paese democratico, così come riportato dall’almanacco della CIA o su Wikipedia. Il maggior numero di siti dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, il quinto paese più visitato al mondo. Eppure leggendo giornali o ascoltando notiziari si compone uno scenario estremamente preoccupante: malaffare, corruzione dilagante, criminalità organizzata, tasse oltre la soglia di sopportazione, servizi inefficienti, disoccupazione giovanile, benzina alle stelle, sicurezza negata, lavoro che scompare e totale assenza di idee. Vista da dentro poi, la situazione è ancora peggiore. Già perchè se ci si considera dei cittadini onesti, lo Stato, è ovunque, entra in ogni momento del giorno, chiede, dichiara, legifera, sorprende, sfotte, rinnega, ruba. Fuori da ogni logica elementare.

Il cittadino onesto non le capisce queste scelte. Il cittadino non capisce perchè non non esiste tutela nei suoi confronti, non comprende perchè un delinquente può farla franca e se lui sbaglia a pagare un bollettino si vede pignorato da Equitalia. Il cittadino non capisce perchè deve pagare i furti e i reati di altri, il cittadino non capisce perchè deve pagare con il suo lavoro dei servizi che gli spetterebbero di diritto. Il cittadino onesto ormai è carne da cannone. Uno che paga in silenzio.

La percezione che si ha è che ormai i disonesti superano abbondantemente gli onesti pur dicendo, questi ultimi,  che siamo tutti onesti. Eppure la metà dei contribuenti dichiara al fisco redditi irrisori, datori di lavoro che dichiarano meno dei dipendenti. Mi hanno sempre insegnato che l’esempio è una forma di governo, chi dà l’esempio è già a metà dell’opera. Noi l’esempio lo riceviamo dalla politica, dallo Stato.  Lo Stato è una macchina elefantiaca, un pachiderma che potrebbe avere le sembianza di un vecchio giudice obeso, con la parrucca bianca piena di borotalco e di polvere, con le mani grasse, con la toga nera che descrive severità e austerità. Un giudice corrotto, di quelli che si comprano con le mance dei ristoranti, di quelli con la bava alla bocca, fatta di melliflua accondiscendenza col potente e di ostentata fermezza col debole. Uno stato dove la democrazia è negata dalle regole che hanno creato,  dove quello deciso da una consultazione popolare viene poi modificato di nuovo a favore della casta (vedi referendum sul finanziamento pubblico ai partiti), dove le leggi popolari sono bocciate dalla consulta, sempre fatta di giudici e toghe. Lo Stato è un palazzo enorme, con corridoi lunghissimi, con cariche infinite, fatto di poltrone, di enti, di regioni, di provincie, di commissioni, di gruppi di lavoro per finta, di deleghe, di procure. Lo stato è fatto di Scilipoti in giacca e cravatta, di Bossi che ruttano e che sputano sul proprio datore di lavoro. Di tanti Lusi che prendono spiccioli senza che altri  se ne accorgano, di tanti Scajola a cui comperano case. Case a Roma, a Montecarlo, con panorami sul Colosseo e sul mare della Sardegna, con quadri antichi e di pregio, circondate da ballerine e da ruffiani.

Lo Stato non siamo più noi. Noi non siamo più quel “demos” radice greca che indicava il popolo, siamo solo “cratos”, potere, siamo solo voti..  Voti che servono per raggiungere il potere. Un potere che si manifesta ovunque. in TV, alla Messa, in strada, sulle panchine al parco, fra i bambini. E’ crudele perchè sembra aiutare quelli che non hanno bisogno continuando a vessare i deboli. Deboli che hanno il volto di un 80enne ucciso nella sua abitazione tentando di difendersi da stranieri che vengono a conquistare nuove terre.  Terre indifese da ubriachi che guidano, zingari ai semafori e negli appartamenti, ladri, manigoldi, mafiosi di ogni tipo, come quelli che si fermano a chiaccherare coi loro simili dentro l’auto e sfacciatamente, fermano la strada e le persone oneste dietro di loro. Tanto se provi a parlare ti massacrano di botte e se li arrestano, dopo poco escono. Come sulle parodie a fumetti di Alan Ford dove c’era il manigoldo di turno che rubava ai poveri per dare ai ricchi. Si chiamava Superciuk.

Lo Stato oggi è Superciuk, un ubriacone dall’alito puzzolente.

Ora mi chiedo… Possibile che la nostra intelligenza debba essere giornalmente vilipesa, martoriata e oltraggiata da questi osceni rappresentanti del vizio italico? Possibile che non possiamo far capir loro che siamo stufi? Possibile che tanti debbano subire la creatività di questi pochi e le parole che ogni giorno escono da quelle bocche di fogna capaci solo di costruire frasi fatte per non far capire alla gente ciò che gli interessa? Io credo che il modo esiste. la soluzione c’è.

Si chama la Internet!

E’ fatta per trasmettere informazioni, idee, confronti, paragoni. E’ fatta per condividere e interagire in libertà con altri che hanno gli stessi valori. fornisce soluzioni e idee rinnovabili, come le risorse che potremmo utilizzare per essere sempre meno dipendenti dal petrolio. E’ fatta per passare parola magari per creare lo sciopero del cittadino. La carne da cannone che si ribella al sistema, che si ribella al voto, alla benzina a 2 euro, al cartello dei palazzinari e delle banche, a quello dei farmacisti e dei tassiti, ai pomodori dopati ed alla tv delle puttane. Internet è libertà di pensiero, è democrazia e potrebbe essere l’unica vera rivoluzione senza violenza, fatta solo di idee. Io non sono colto, non ho studiato la storia, non ho studiato gli statisti del passato, non sò parlare nè scrivere correttamente ma sono un cittadino onesto, uno che paga ogni singolo centesimo, uno che accetta le regole perchè credo che sia l’unico esempio da dare al proprio figlio. Io non sono nessuno ma..

Riadattando il pensiero di un hacker (cit: the mentor) nell’ultima frase del suo manifesto: “Io sono un cittadino onesto, e questo è il mio manifesto. Voi potete fermare questo individuo, ma non potete fermarci tutti… dopotutto, siamo tutti uguali…”

pagnanelli@me.com


Auguri a te, ITALIA. Auguri a noi, sperando di meritarti.

un saluto anche dallo spazio.. Paolo Nespoli dalla International Space Station (ISS)

Io amo l’ITALIA. Lo dico oggi, ma lo penso sempre. Lo dico con il cuore in gola, mentre ascolto la voce di Roberto Benigni che canta l’inno dopo averlo spiegato con la stessa passione delle persone che l’hanno unita. Mio padre ha messo le bandiere ai balconi. A Viterbo oggi piove e il cielo grigio male si associa alla parola che definisce la mia Nazione.  Il sole, la gioia, il mare. Paesaggi che tolgono il fiato, montagne che circondano come una muraglia naturale pianure fertili e colline ombrose, spiagge che definiscono contorni macchiate di sabbia gentile e di acqua tiepida. Viverci significa godere della sua bellezza, inebriarsi della sua magnificenza, della sua cultura e della sua storia magnifica, significa essere fortunati e condannati a non stupirsi per le cose altrui perchè questa è la culla di tutto. Allo stesso tempo significa dannarsi per far ricordare a tanti, la loro fortuna.

Tanti.. Sono tanti quelli che dimenticano, quelli che disprezzano, quelli che non si rendono conto di cosa stanno denigrando, quelli che prendono il peggio della nostra cultura e la esportano a mò di regola per tutti. Sono tanti quelli che si comportano da attorucoli e da saltimbanchi del giorno. Sono tanti i ruffiani del potere e delle regole acquisite, del privilegio mai accordato. Escono dai giornali, dalle TV delle tette e del gossip, ogni giorno, ogni ora… purtroppo sono tanti e tendo a far dimenticare, escono dalle stanze dove si ricorda cosa siamo, non sanno cosa significa “morire” per questo posto, sanno solo cosa significa SFRUTTARE questo posto..

Il mio augurio è rivolto a loro. Mi auguro possano provare quello che ho provato io. Mi auguro possano piangere ricordando solo il profumo di casa, quello che si prova stando lontano dalla propria per un compito che ha a che fare con la Patria stessa. Mi auguro possano guardare le stelle e pensare che con un desiderio possano arrivare dall’atro capo del mondo per dormire accanto ad un figlio, ad una moglie che attendono con ansia lo stemmino sulla spalla col tricolore che varca la soglia di casa.  La mia casa è verde di fronde di alberi, di pini marittimi profumati o di abeti alti e ordinati, é bianca come la neve delle cime e come le sabbie di fronte al mare limpido, é rossa come le rose che circondano giadini antichi dove la poesia e l’arte sono nate fra talento e genio innato.Questa è la mia casa e si chiama Patria.

Già… Patria. Si chiama così il posto che amo.

le promesse contro la verità


Leggevo, come ogni volta che ho il tempo di farlo, la pagina del nostro quotidiano cittadino online.

Mi sono fermato a leggere ciò che scrive Rinaldi concordando pienamente sulla seconda parte scritta in grassetto.
Poi ho fatto una scorsa leggera su ciò che riferisce Parroncini, su quello che dice Trappolini, con quello che dicono i giovani UDC ed infine mi sono fermato sulle dichiarazioni di O’leary e mi è passato un sottile sorriso sulla bocca, non per ciò che avevo letto ma per la grande quantità di parole e di persone che si interessano alla vicenda dell’aeroporto a Viterbo.
Ho pensato che parecchi sono animati da sano e solido fervore politico, ci sono persone che tengono alla rinascita di questa ridente cittadina..
Ebbene, nel frattempo mi sono imbattuto anche nei commenti della Destra e in quelli di Fersini e non ho potuto fare a meno di condividere tutti questi articoli sulla mia pagina di facebook, come faccio spesso per raccontare a tutti i miei amici ciò che leggo e quello che succede da queste parti. Già perchè ho amici che vivono lontano, persone che come me, sono di questa terra, di questa città fatta di tufo e profumata di cantine, che vivono realtà diverse a 5000 km di distanza, in un posto, come l’Afghanistan, dove si muore per portare cibo ad altri esseri umani e dove, ogni notte, si sogna tra le stelle fredde di un cielo senza luci, il verde dei monti cimini.
La mia è una forma di condivisione di gioie e di dolori.
Per chi l’ha provata, lontano, solo e nelle difficoltà, è una sorta di focolare di “Verghiana” memoria. Una forma di copertina di Linus, che si avvicina la notte per sentire il profumo di troppo tempo passato a contatto della propria propria.
Ho riguardato la mia pagina personale di facebook e mi è venuto improvvisamente un dubbio.. ma è davvero possibile che nessuno se ne accorge?
Da ogni parte politica, da ogni settore di pensiero, da ogni lato dell’intelligenza della tuscia, da ogni quartiere, da ogni vicolo, da ogni piazzetta arriva un lamento continuo, flebile, sommerso. Un lamento che chiede concretezza, realismo, un lamento che proviene dal profondo, dallo stato di indifferenza generalizzata del Paese, dove il gossip di taluni conta più del malumore di tanti altri, e perdonatemi l’anafora, un lamento che mal si concilia con le ostentazioni di sicurezza e di efficienza dei manager cittadini.
A dir la verità poco si vedono ultimamente.
Io mi chiedo se possiamo realisticamente parlare di questi grandi progetti (l’aeroporto) quando a malapena riusciamo a essere efficienti all’interno delle mura, mi chiedo se è proficuo perdere energie e tempo (lasciamo perdere il denaro visto che spendiamo soldi per le ciclabili..) quando ogni giorno ci sono disservizi che sono il termometro dell’inefficienza cittadina. Mi tornano in mente le parole di un mio vicino di ombrellone illustre, un certo Giampaolo Pansa, che nel 1993 ad Alghero, dove abitavo da 4 anni, mi diceva che in Italia (lo scriverei minuscolo) le scelte non sono dettate dal buongoverno ma dal mantenimento o dal consolidamento del personale tornaconto di pochi.
Faccio due esempi di realismo applicabile.
Nel mio quartiere (santa Barbara) non vedo un “apetto” del CEV da mesi e se dovessero passare quando io non ci sono, i risultati sono comunque da oltraggio al pubblico pudore. Non si riesce a far cambiare un senso unico nonostante raccolte di firme e le azioni intraprese in forma ufficiale direttamente in Comune (vedi Fersini). Non si percorre una strada decente da anni, non c’è modo di regolare il traffico sulla Teverina nonostante tutti si lamentino del fatto dove comunque si è costruito una rotatoria con raggi di curvatura del trenino Lego. la zona industriale del poggino ha una strada che è meno disconnessa di quella che ho trovato a Kabul nel 2005, buttiamo soldi per costruire una pista ciclabile (che al contrario della strada accanto è liscia e senza buche ma ahimè senza i clienti che scorrono accanto) e seghiamo alberi quando basterebbe potarli.
Il verde pubblico è regolarmente manutenzionato solo nelle vie visibili e in quelle di accesso alla città, non sia mai viene qualcuno.. (date uno sguardo a prato giardino e passeggiate a piedi dall’ellera verso la quercia).
Nel frattempo abbiamo reso ridicola anche la raccolta differenziata al centro storico e ci si prepara al peggio ogni volta che PIOVE!! (fortunati i tedeschi e i nordici, da loro il clima è così clemente..)
E nel mentre, fra rotatorie piene di petunie e sensi unici ormai inamovibili, parliamo dell’aeroporto a Viterbo.
A Viterbo.. capite? Non siamo in grado di gestire quello che abbiamo..
Permettetemi.. non è qualunquismo o nichilismo.
E’ una forma di rabbia nei confronti del grande sonno.
Oggi non serve più apparire.
Bisogna provare ad Essere!!!
su su.. vi prego…
svegliamoci…

viterbo 22 luglio 33 gradi

mi preparo a partire di nuovo. mi preparo al sapore amaro della sabbia e al prurito alla gola per salutare chi amo. mi preparo a vedere il mondo sotto un unico colore, quell’ocra che si diffonde sotto un cielo fatto di bianco e di azzurro sbiadito dal sole, mi preparo al caldo vero, non quello percepito della televisione. mi preparo per un nuovo afghanistan. il mio 17° mese in un posto costruito di terra e di rocce, di odio e di sangue.
avevo fatto una passeggiata al centro con mia moglie 5 giorni fa. tra turisti rossi dal caldo e ragazze con calzari da gladiatore, tra ragazzi in maglietta che urlano la loro tempesta ormonale sotto occhiali dalle grandi vetrate, avevo notato delle cose.
oggi per raggiungere il centro ho navigato nel traffico caotico di una città che alle 10,30 in pieno centro asfalta la strada in piazzale gramsci. Tre vigili urbani sono di fronte a me con la paletta, uno di loro dirige il traffico fumando una sigaretta che poi butta a terra. seguo il flusso delle auto e raggiungo il parcheggio. entro in via saffi. 5 giorni fa, di fronte alla sede della provincia, c’è una chiesa sconsacrata che in genere ospita mostre di pittura, i suoi lati sono pieni di immondizia. oggi, a distanza di 5 giorni, documenti buttati sul lato destro, sedie, un aspirapolvere e cartoni putridi di pizze per cena sul lato sinistro. un ape50, n°104 del CEV a 10 metri di distanza. sul pianale dell’apetto c’è un bidone che contiene un uccello morto raccolto dallo spazzino di turno. niente altro. passo dopo poco. l’ape 50 non c’è più, si è spostato a porta della verità. l’immondizia è ancora li. come 5 giorni fa. faccio delle foto col cellulare che allego. guardo mia moglie e gli vorrei dire che nonostante la rabbia che ho dentro per questo scempio, tutto questo mi mancherà. mi mancherà come l’aria sott’acqua, mi mancherà come l’acqua in mezzo al deserto. mi mancherà fino a farmi sognare l’odore del tufo e delle strade, il verde dei cimini e dei prati, il profumo dei panni stesi nei vicoli e delmosto nelle cantine.