ice wall

ice wall by bruno
ice wall a photo by bruno on Flickr.

Quando Patrizia e Riccardo mi portarono via dalla sala operativa, era una giornata magnifica. La temperatura era ancora una decina di gradi sotto zero ma il sole era alto e potente anche sotto il 70°sud. Ricordo era domenica e nonostante gli impegni Stefano, il mio “coppio” in sala mi disse che era necessario staccare un po’. MI cambiai in pochi minuti e approfittai di una ricognizione per saggiare la consistenza del pack marino. Andammo in macchina, una Ford dei vigili del fuoco. Arrivammo nella parte finale della Tethys Bay, l’ultima parte, quella sotto un costone di roccia antico con un piccolo ghiacciaio a strapiombo sul mare. Ciò che vedevo dai monitor, dalle vetrate della mia postazione abituale di lavoro, mi si presentò davanti e più mi avvicinavo e più era grande, nonostante fosse infinitamente piccolo di fronte a tanti altri posti di cui gli altri mi parlavano. La mia libertà durò poco più di 30 minuti, quanto bastò per farmi render conto di cosa era quel posto e di dove ero davvero.

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antartide

Il sogno di una vita.

Sin da piccolo, quando sfogliavo l’atlante e guardavo le mappe organizzate secondo la logica del vecchio mondo, ho sempre cercato di arrivare prima possibile in fondo. In fondo a quelle pagine grandi, profumate dai colori delle mappe azzurre di oceani, verdi di foreste o marroni di montagne. Io volevo arrivare in fondo, per quelle ultime pagine così singolari, dove i fasci di linee dei meridiani convergono in un punto e i paralleli hanno numeri altissimi. In fondo a tutto, fino a quelle pagine bianche e azzurre, dove esiste quel pezzo bianco di spazio e di terra coperta dal ghiaccio che si chiama Antartide.

Non riesco a capire quale è il motivo per il quale sono sempre stato così affascinato dall’Antartide. Forse perchè ho sempre ammirato ciò che la natura ci regala a dimostrazione della sua potenza, forse perchè mi affascina l’estremo assoluto, l’ignoto che mette paura perchè non conosciamo cosa nasconde. Da piccolo ho passato serate nel letto, con l’atlante in mano, e prima di addormentarmi, leggevo i nomi delle penisole, delle isole, dei monti, dei golfi gelati. Ho letto libri, ho visto servizi, ho ammirato fotografie e storie di pionieri. Ho divorato  le storie epiche di Ernest Henry Shackleton e della sua barca, l’Endurance, i racconti della corsa al polo di Scott ed Amundsen. Ho cercato le storie sulle “dry valleys”, sul vento catabatico ma il mio sogno è ancora lì e a volte, quando mi fermo a guardare il cielo, spero sempre di avere una possibilità per poterci andare, di poter fare quello che io chiamo “il viaggio”.

Ieri, da poco  rientrato dalla spedizione con l’ENEA, ho incontrato un mio amico che ha avuto questa esperienza. Si chiama Massimo Di Paola. Con questo post, gli chiedo scusa pubblicamente per averlo probabilmente infastidito con le mie domande, ma non ho resistito. Avrei volentieri passato una serata intera di fronte ad un camino, ascoltando i dettagli, i particolari, le storie e le sue impressioni ma avevo paura di sembrare sciocco. Eppure, per quel poco, mi ha regalato la sua esperienza, mi ha donato le storie singolari del confine del mondo, delle mezzanotti con il sole, del ghiaccio azzurro, dei pinguini che volano sul pack, degli iceberg che si staccano e si risaldano alla banchisa, del plateau infinito. Mi ha portato con le parole dove arrivo sempre con i sogni. Mi ha regalato delle sue foto e fra queste ne ho trovate alcune di Paul Nicklen, un fotografo del National Geographic. Una in particolare mi ha colpito. La condivido perchè rappresenta qualcosa di incredibile, qualcosa che esula da ciò che conosciamo. rappresenta un plateau enorme di ghiaccio trasparente (Reeves Glacier, vicino al Nansen Ice sheet).

il sogno continua.. (cliccare sull’immagine)