ricordi di un sorriso in fondo al mondo.

Quando ho letto il suo nome sono rimasto senza parole. Luigi Michaud dice la notizia. Mi è mancato il fiato per un attimo, quanto bastava per ritrovare tutti i ricordi a lui associati  come alla presenza così importante nella prossemica che ho sempre controllato. Un guascone gigante, capelli lunghi, un sorriso aperto su un viso allegro anche in fondo al mondo, in quel viaggio in Antartide che mi ha segnato per la vita. Ed è proprio in quella occasione che ho avuto la fortuna di conoscere Luigi, insieme ad altre persone straordinarie, nel posto più remoto della terra, persone di cui andar fiero per le capacità, per il pragmatismo, per la passione e la temperanza, per lo spirito di adattamento e per la capacità di rimanere così lontani ma sempre così allegri, proprio perchè italiani. Già, gli italiani, quelli veri, quelli che ti lasciano ricordi per sempre, quelli che ti fanno pensare a come sarebbe il mondo, senza il loro genio, quella passione per la conoscenza o senza la loro perspicacia. Continua a leggere

ai folli..

XXVIII Spedizione italiana in ANTARTIDE

Spedizione italiana in ANTARTIDE

Volevo fare un sincero augurio a tutti quei “folli” che sono pronti a fare l’ultimo salto. Quello del mare, il più cattivo del mondo, quello dei quaranta ruggenti e dei cinquanta urlanti, quello che visto dall’alto ti fa pensare ad un inferno azzurro di schiuma che bolle, fatto da onde lunghissime e imponenti che porta, dopo migliaia di chilometri, al cancello del freddo eterno. Li immagino nelle loro camere a Christchurch, mentre preparano le ultime cose per il viaggio di domani , mentre mandano gli ultimi messaggi dall’ultima parte di mondo conosciuto. Li immagino a cena, di fronte ad un piatto diverso dal solito, con il pensiero al domani che sarà, all’attesa, al volo, alle immagini dagli oblò. Li immagino all’arrivo, con lo schiaffo in faccia che arriva appena scendi dalla porticina dell’aereo, dopo 8 ore di volo sull’oceano che contiene tutta la rabbia del mondo ed il gelo che si plasma sul viso. Li immagino all’arrivo in base, ai primi sguardi dall’alto per vedere cosa li aspetterà, alla fatica che dovranno sostenere. E poi l’arrivo a  Mario Zucchelli station,  la stazione e poi le pale per togliere la neve, la fatica nel freddo.  L’ingresso nelle porte sigillate dal nastro e violentate dal vento e poi dentro. Nella base che ha dormito per un anno, che ha sopportato un altro inverno antartico, con la furia che è passata e passerà ancora, scritta con la neve davanti alle porte. Li immagino la prima notte sotto i piumoni gelati, nelle stanze di metallo, ancora fredde, con i generatori appena accesi.

Quel posto è l’immenso. Quel posto è la vita senza il peggio di noi e con la bellezza eterna dentro quel bianco così ovvio.

Pronti ad iniziare una nuova avventura nel fondo del mondo. Vi ammiro. Come sempre. Vi ho nel cuore… In bocca al lupo ragazzi!!!

pinguini imperatore a cape washington

pinguini imperatore a cape washington

ice wall

ice wall by bruno
ice wall a photo by bruno on Flickr.

Quando Patrizia e Riccardo mi portarono via dalla sala operativa, era una giornata magnifica. La temperatura era ancora una decina di gradi sotto zero ma il sole era alto e potente anche sotto il 70°sud. Ricordo era domenica e nonostante gli impegni Stefano, il mio “coppio” in sala mi disse che era necessario staccare un po’. MI cambiai in pochi minuti e approfittai di una ricognizione per saggiare la consistenza del pack marino. Andammo in macchina, una Ford dei vigili del fuoco. Arrivammo nella parte finale della Tethys Bay, l’ultima parte, quella sotto un costone di roccia antico con un piccolo ghiacciaio a strapiombo sul mare. Ciò che vedevo dai monitor, dalle vetrate della mia postazione abituale di lavoro, mi si presentò davanti e più mi avvicinavo e più era grande, nonostante fosse infinitamente piccolo di fronte a tanti altri posti di cui gli altri mi parlavano. La mia libertà durò poco più di 30 minuti, quanto bastò per farmi render conto di cosa era quel posto e di dove ero davvero.

la foto è scaricabile da flickr cliccando in alto a destra sul simbolo della lente d’ingrandimento e successivamente sul link “tutte le dimensioni” fino all’originale in risoluzione 1920×1200

antarctic crevasses

antarctic crevasses by bruno
antarctic crevasses a photo by bruno on Flickr.

Quando le persone mi chiedono cosa ho visto e cosa ho provato rimango sempre senza termini. non riesco a trovare facilmente delle parole per descrivere le stesse emozioni che questa immagine ha provocato in me dal vivo.
Quella frattura celeste nel bianco candido, è il simbolo di una forza immensa, di pressioni ciclopiche. E’ una frattura, un semplice crepaccio che rompe il manto eterno di gelo e di bianco inviolato.  Scattata sotto le pendici di un vulcano (mount Melbourne).

Solo per rendere partecipi della profondità, il crepaccio è profondo circa 30 metri..

La foto è anche un wallpapaer 1920×1200 (basta cliccare sulla lente di ingrandimento in alto a dx e poi su tutte le dimensioni)

meraviglie dal polo sud

Uno dei più grandi fotografi al mondo, Paul Nicklen parla, in questa presentazione, della sue esperienza in Antartide nell’effettuare un servizio fotografico sui pinguini imperatore. Il video, del National  Geographic, mostra le foto ed i video scattati durante la spedizione, con il suo commento e le sue emozioni. Come per me, nel ricordare l’esperienza, Nicklen si commuove pensando alle persone eccezionali che lo hanno accompagnato e lo hanno spinto a continuare, dopo l’incontro, anzi gli incontri, con la foca leopardo. Le immagini scattate gli hanno permesso di vincere quest’anno il premio della categoria Natura al World Press Photo. Semplicemente incredibili!

rest

rest by bruno
rest a photo by bruno on Flickr.

una foca di weddel si riposa poggiando il mento sul bordo del ghiaccio. La foto è stata scattata in Tethys bay, in Antartide con un obiettivo Canon EF 24-70mm/F2.8L. La foto può essere utilizzata come sfondo per i personal computer con risoluzione 1920×1200, basta cliccare in alto a destra sulla lente di ingrandimento e poi di nuovo su “tuttte le dimensioni”.

si può avere nostalgia dell’impossibile?

decisamente si…

campbell ice tongue, Antarctica

campbell ice tongue, Antarctica

Si chiude fino a Febbraio. Vi auguro oggi Buon Natale!

Sabato un volo lunghissimo mi porterà nel fondo del mondo dove il bianco e l’azzurro sono il confine di ogni sguardo e dove gli occhi per vedere devono esser tenuti semichiusi. 3 giorni di viaggio se andrà bene.

Un sogno iniziato da piccolo, sempre corredato da milioni di curiosità, da informazioni trovate sui libri, sulle foto, nei racconti degli eroi che hanno vissuto avventure incredibili nel cercare di conquistare il fondo del mondo..

Una curiosità iniziata quando esisteva il sussidiario, quello con le cartine prima dell’Italia, poi dell’Europa e poi del mondo intero. Alla fine c’erano sempre due pagine. Una vedeva il mondo da sopra e una da sotto. Erano quelle pagine che mi attiravano di più. Perchè non ci si arrivava mai, perchè erano alla fine e il programma era già finito e la maestra le dimenticava nel libro. Erano pagine colorate di bianco e celeste. L’ultima, in particolare, riportava una forma, una specie di cerchio bianco circondato dall’azzurro.  Azzurro e bianco. Pochissime scritte, nessuna pallina con la stellina ad indicare una capitale. Nessun segno di strada o ferrovia.

Ghiaccio e freddo.

Non capisco nemmeno io quale sia il motivo che mi ha spinto a chiedere di partecipare. Da tanto provavo e finalmente ho avuto la possibilità. 4 mesi in Antartide. La XXVIII spedizione Italiana. Addestramento e impegno per capire un po’ ciò che  non capiremo mai a fondo e/o ciò che ci aspetta. 4 mesi. Oltre ogni mia migliore aspettativa. Sono impaurito  dall’impresa che dovrà segnare una parte della mia vita da maturo. Non c’è più il sussidiario.  Sono cosciente e agitato. Mi ritrovo di notte a pensare al mare, al cielo ed all’azzurro. Mi ritrovo a confrontarmi con la paura del viaggio e dell’ignoto con la folle felicità legata all’opportunità che ho in mano. Un regalo dalla Vita. Sento di esser pronto e non vedo l’ora di chiudere gli occhi nel momento in cui l’aereo decollerà per salutare in una ultima preghiera i miei cari. Perchè non sono preoccupato per me, sono preoccupato per loro.

Perchè non sapranno mai cosa significhi esser stato dentro l’ultima pagina del sussidiario.

Ci Risentiamo a Febbraio. Buon Natale e Buon anno sin d’ora.

antarctic training

dopo tanti anni sono tornato a stupirmi. anni di vita condotta fra parecchia polvere, spesso nel caldo e nell’odore del sudore, fra una buona dose di rimpianti e di lacrime versate in silenzio.
ho conosciuto di nuovo la gioia.
la gioia vera, quella della scoperta, della novità, del senso della rivelazione.
quella che ti prende al naso e te lo fa pizzicare fino a sotto gli occhi, che ti fa respirare il freddo, che ti apre gli occhi anche di fronte alla luce ed all’immenso.
questa gioia è fatta di persone e di avventure, di esperienze e di paure, di sconosciuti condivisi dal caso, di freddo e di difficoltà mai affrontate prima.
Forse più raccontate che reali ma superate con il consenso, il conforto di altri che vivono la stessa identica avventura.
ho camminato da solo nel buio. preso acqua mentre pensavo a mio figlio, trattenuto imprecazioni per la fatica non abituale o per il confort negato e in tutto questo ho visto il buono, il positivo.
è fatto dai capelli lunghi di un ragazzo, scambiato per un pusher, rivelatosi poi una delle persone migliori mai incontrate. uno di quelli che regala fatica allo scopo, che evidenzia il fine, che marca il territorio della coerenza con l’esempio e l’impegno.
il buono è una ragazza dall’accento del sud, con la conoscenza profonda di materie impossibili, che ride nonostante la privazione e la mancanza di privacy.
il bello è nel calore di una tenda dove tutti si ritrovano anche in piedi, solo per dire io ci sono.
e tra questa gioia fatta di discorsi impossibili e mai affrontati prima, di conoscenza perduta, di umanità negata e di nuovo regalata, fra l’umido di un luogo austero e desolato, fra dialetti e voci diverse, fra sapienze assortite e riso precotto in busta, ho ritrovato un gruppo ben assortito.
vedo la foto e ricordo voci.
saranno storie da raccontare, di fronte ad un camino che dipinge di rosso gli occhi di un bambino pronto ad ascoltarle.