Rabbia

Schermata 2013-03-23 alle 14.37.33Non trovo altre parole per esprimere il mio stato d’animo. Mi sento deluso, avvilito, indifeso, tradito.

Già, tradito, e non da una persona. Dallo Stato intero.

Ho visto due colleghi, in silenzio, ripartire per uno stato straniero. Due persone che, ubbidendo ad un ordine, erano partite più di un anno fa per un compito che lo Stato aveva affidato loro. Due persone che hanno eseguito esattamente ciò che le regole di ingaggio prevedevano. Due uomini, due soldati.

Il caso ha voluto che quello per il quale erano partiti si è avverato. Il caso ha voluto che un ambasciatore, un comandante ed uno stato “farlocchi”, hanno fatto rientrare in porto una nave che doveva rimanere fuori. Il caso ha voluto che questi due ragazzi venissero coscritti nel periodo peggiore della nostra industria, dove forniture e mazzette fra stati iniziano ad influenzare sensibilmente l’operato di culi pallidi e cravatte. Il caso ha voluto che fossimo governati da tecnici, come il ministro degli esteri ed il ministro della difesa (tutti minuscoli).

Poi qualcuno aveva preso una decisione, una di quelle che ti ridanno felicità, che ti rimettono in carreggiata dopo una sbandata da paura. Purtroppo lo spirito italico è uscito di nuovo allo scoperto ed il tradimento, sempre latente nella nostra cultura, ha fatto capolino. Vedere due marinai, portati via dalla loro terra, perché nessuno dei nostri governanti ha un briciolo di palle, è una scena imbarazzante.

Non trovo parole. Non riesco nemmeno a pensare che qualcuno (De Mistura) ha avuto il coraggio di dire che abbiamo ricevuto garanzie “scritte” che non verrà applicata loro la pena di morte ed il giorno successivo il governo indiano ha negato ufficialmente questa garanzia. Nessuna dignità. Nessuna. Si dovrebbero dimettere tutti.

Il tutto mentre questi due soldati, dignitosamente, obbedivano ancora..

Io sono un cittadino comune e da cittadino comune dico solo che mi vergogno, ancora una volta, l’ennesima volta, di essere italiano.

Cosa siamo diventati..

a fondo..

a fondo..

ho letto stamani l’articolo di massimo gramellini.

questa è l’italia, dove signori attempati molestano, di fronte a tutti e impunemente, delle donne e i gentiluomini presenti non rifilano un ceffone al molestatore, anzi ridono; dove giovanotti di buona famiglia prendono a pedate persone anziane per strada e condividono sulla rete i filmanti dei loro atti eroici; dove le banche governano, sotto mentite spoglie, il paese e rinnegano mutui e compito; dove lo stato è governato da mille malfattori che fanno leggi applicabili solo agli onesti, enunciano sproloqui e curano interessi di amici e pur di sopravvivere col loro potere parlano di promesse che non manterranno.

Italia mia.. come sei ridotta e pensare che quando si parlava di onore si parlava di uomini e donne che davano la vita per un vessillo, di menti eccelse che avevano a cuore il benessere di tutti, di scienziati, di fisici, di medici, di eroi..
dove siamo finiti e cosa siamo diventati?
E’ questa l’italia? solo buffoni e ballerine in un devastante miscuglio di diritti mai acquisiti e di doveri che non ci riguardano? un posto dove la satira diventa un fattore discriminante? un posto dove un comico rimane un comico per il suo paese e parla al parlamento riunito austriaco di energie rinnovabili? un posto dove si chiude una azienda perché non si viene pagati dallo stato ma si deve pagare prima lo stato sul profitto che si potrà fare?
falliti..
un popolodi falliti, in definitivo declino e non per i capi.. la colpa è solo nostra perchè questi capi li facciamo ancora parlare, anzi, li votiamo.

Noi ad Atene facciamo così…

testata greciQui ad Atene noi facciamo così. (di Pericle)

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi e per questo viene chiamato democrazia.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché  in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

 

E’ questo un paese “civile”?

Come può essere definito civile un paese dove lo stato ti chiede soldi in anticipo su possibili guadagni e ti paga in ritardo quello che invece hai già prodotto?
Come può essere definito civile un paese dove se esci da casa tua qualcuno entra al tuo posto e non si può più far nulla?
Come si può definire civile un paese dove le leggi le fanno dei collusi, dei maiali, dei corrotti, dei malfattori, dove si fanno progetti da fantascienza per miliardi di euro e al contempo non si riesce nemmeno a mantenere l’ordinario?
Come si può definire civile un posto dove se malauguratamente hai a che fare con sanità e giustizia come primo risultato hai dei travasi di bile? dove per ottenere quello che ti spetta di diritto devi oliare, devi ungere, devi chiedere, devi conoscere?
Come si può definire civile un paese dove non ci sono soldi per i servizi essenziali ma esistono, sempre, per pagare 10 mila fannulloni a suon di consulenze, di liquidazioni e di pensioni?
Come si può definire civile un paese dove, per accertare delle responsabilità, devi aspettare una generazione, dove i giovani buoni non hanno futuro e scappano all’estero e quelli da proscrivere vessano i vecchi nelle periferie.

Questo non è un paese civile. Questo è un paese in declino senza idee e senza palle e la colpa è solo NOSTRA!6a00d8341c684553ef015390afa3ae970b-800wi

questo posto..

pensavo..

Viviamo in uno dei paesi più corrotti del mondo e abbiamo la pretesa di criticare paesi dove chi governa usa il denaro pubblico per il bene pubblico(vedi germania).
abitiamo in un posto dove fino a poco tempo fa abbiamo creduto ad un signore che cantava sulle navi e a cui piacciono le ragazzine, in un posto dove sconosciuti pagano le case di potenti a loro insaputa, dove persone pagate dallo stato utilizzano i soldi dello stato e dei cittadini per fini propri, rinnegando lo stato stesso e parte dei cittadini, viviamo in un posto dove circa 100 dei “lavoratori” del parlamento hanno avuto a che fare o avranno a che fare con la giustizia, dove solo dal 2018, se ci arriviamo, potremo votare persone senza carichi pendenti, un posto dove per cercare la parola giustizia si muore di inedia, spesso senza trovarne il significato, un posto dove solo un comico e i maya potrebbero salvarci.
Viviamo in un posto dove gli onesti vengono martirizzati dal sistema dei disonesti, dove i valori sono funzione di proclami elettorali, dove un voto conta e la vita di un operaio no.
viviamo in un posto dove ogni giorno si mette in scena una farsa dentro aule climatizzate e ovattate, dove si difendono ladri di soldi e di valori, dove si nega l’autorizzazione all’arresto di un senatore che ruba 23 milioni e dopo due giorni si autorizza (ma c’è mancato poco) l’arresto di uno che ne ha rubati una cinquantina.
viviamo in un posto che è pronto a dare colpe agli altri quando le colpe sono solo qui.
da noi.
la colpa è noi. siamo noi.
noi che siamo senza lavoro e che per le prossime elezioni venderemo il voto a chi ci prometterà una gabola, un aiutino per poter ottenere un vantaggio personale.
siamo quelli che le regole le facciamo per gli altri ma non per noi stessi. siamo quelli che ci scandalizziamo se qualcuno ci fa notare che siamo irregolari.
siamo quelli che cercano l’amico, il conoscente, il parente di un amico per evitare un sacrificio, un danno, una tassa, una multa.
siamo quelli che cercano il posto di fronte al bar, quelli che se ne fregano se il vicino muore picchiato da un disumano qualsiasi.
siamo quelli che sopportano la nenia delle parole della politica, quelli che sotto le macerie gridano di gioia per aver recuperato una foto, siamo quelli che ormai nemmeno il calcio ci piace più, quelli che mettono benzina solo per andare al mare. siamo quelli che litigano per una donna e non per un ideale. siamo quelli che rispettano più un calciatore che non la terra che abitiamo.
noi viviamo in questo posto. noi siamo questo posto.
peccato sia il posto più bello del mondo.