Orpheus

ioIl cassiere è solo, dentro uno spazio fatto solo di neon e di scaffali vuoti. Si passa la mano sui capelli grigi e appoggia il palmo della mano sulla fronte. Passo da dietro, nell’uscita senza acquisti, perchè oggi ho commesso un errore, pensavo di trovare il solito e invece ho trovato il nulla.

Lo spazio, enorme, è un paio d’ettari di aria umida e di cartelli colorati che raccontano sconti disordinati. Un supermercato storico chiude, non solo qui, ma in tutto il paese. Specchio di un fallimento sia economico che di dignità. Uno specchio delle bugie, delle priorità sconvolte, della follia di un paese alla deriva.

Non voglio entrare nel merito, non me lo posso permettere, non voglio sindacare sulle cause perché non le conosco, voglio solo condividere il dolore di quella sottile disperazione, quello sguardo vuoto legato alle leggi del mercato, alla domanda e all’offerta, al principio edonistico.

Non so perché lo scrivo. So solo che ora, non faccio altro che collegare le mie emozioni ai fatti intorno, alle promesse di cui ci nutriamo, alle priorità che qualcuno ci ha distribuito e che, stranamente, non coincidono con quelle percepite.  Continua a leggere