l’anatema

Schermata 2017-08-06 alle 12.24.11Mi auguro, un giorno, che tutto quello che avete lasciato, tirato, abbandonato in mezzo alla strada, possa tornare di nuovo, TUTTO, sulla strada.
Si, me lo auguro.

Mi auguro che il riassunto delle vostre vite, fatto di bottiglie di birra, di ombrelli rotti e colorati, di sacchetti di mcdonald consumati in auto, di pannoloni pieni di liquami, di bicchieri di plastica delle vostre feste di compleanno, torni sul sedime stradale.
Delle vostre strade.
Di quelle che vi portano a casa.
La vostra casa.
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metafore per nuovi leader

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Avete presente le orme sulla sabbia? Quelle che si lasciano passeggiando sulla battigia, con le forme disegnate dall’appoggio e dal peso e le onde del mare che passano sopra. E il mare ed il tempo pian piano le ammorbidiscono, le levigano fino a poi cancellarle. Le avete presente?

Questa è Viterbo.
O almeno la metafora politica di questa città negli ultimi anni.
E’ passato qualcuno ma è come se ciò non fosse successo.
Nell’ultimo periodo poi c’è stata proprio la mareggiata e i passi sono stati sostituiti addirittura dai sassi, da quelli più profondi, quelli sotto la sabbia.
Addirittura non c’è più nemmeno la spiaggia.

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l’ho maledetto…

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Oggi ho maledetto questo posto.

Il caos assoluto.
Gente che arrivava dalla Cassia e che si trovava a far inversione creando altra entropia per tornare indietro, perchè non c’era un avviso, un cazzo di cartello che dicesse: ” a regà ‘l semianello è chiuso”.
Un fojo A4 come quelli che i miserabili che governano questa città hanno piazzato su quelle strade con i crateri per tutelare loro stessi, con i 30 km/h. Continua a leggere

perché non funzionerà

13906742_1030988203686271_5066535035902402943_n_SnapseedSul Messaggero di oggi, c’è la storia dei vari tentativi di chiusura del centro di Viterbo alle auto. Da Settembre ci sarà l’attuazione del nuovo piano.
Hanno fallito tutti.

E falliranno anche questi. Continua a leggere

la scala pè la dimograzzia

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I soliti due vecchietti. E’ sempre più caldo e, al bar o alla panchina della piazzetta, si ritrovano per discutere di quello che vedono, di quello che vivono, di quello che sono.
Questa volta salgono, pian piano, sulle scale ripide di un concetto che definiamo assodato…

– Ma hà visto c’hanno fatto l’altro ggiorno mal consijio communale?

– Ahò e famm’arrivà, ‘orcanculata, manco so rrivato gà rompi li cujoni! Continua a leggere

vi prego…

13731968_1020473338071091_3345200943905817089_oMi inginocchio, di fronte a tutti voi e Vi prego.
Dal più piccolo dei bambini al più alto dei ragazzi.
Ho una cosa da chiedervi, dal profondo del cuore. 
Una preghiera.

Vi prego, accendete la curiosità, fatela ardere,
tenetela viva, alimentatela con le storie che raccoglierete
servirà per un viaggio, quello di ritorno.

E poi… Continua a leggere

i banchi della vergogna.

13680762_1018863484898743_1255915112122950163_nComune di Viterbo.

Questi sono i banchi della maggioranza, in consiglio comunale, al primo appello. Mi chiedevo: dove sono finiti i rappresentanti che il popolo, per il tramite delle ultime elezioni, ha delegato a governare questo luogo?

A premessa di ciò che segue, estraggo alcune parti dello Stauto del Comune di Viterbo. Al punto 1, dell’art. 1, del Titolo I, c’è scritto:
“il Comune di Viterbo RAPPRESENTA la comunità di cittadini che vivono nel territorio comunale, ne CURA gli interessi e ne promuove lo sviluppo civile, sociale, culturale ed economico, perseguendo le finalità stabilite dal presente Statuto…”

Ecco, basterebbe questo estratto. Almeno eticamente, basterebbero i due termini scritti in maiuscolo: “rappresenta” e “cura”.
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per dire…

1799073_724489511002810_3372021948706052548_oMentre si disserta sui Pokemon che non si trovano o sui vigili urbani che nutrono profonda stima nella “merkel de noialtri”, mentre il sindaco ha ricette e pozioni miracolose, come i druidi di Asterix, e consiglieri che sono famosi solo per aver bruciato sedie, discutono di libri che non conoscono, questa città va definitivamente a morire.  Continua a leggere

è què la dimograzzia?

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I soliti due vecchietti, dopo aver pianto, pochi giorni fa, per il treno in Puglia, si ritrovano di nuovo. Stesso bar o stessa panchia, non importa, è il mondo intorno il teatro e la loro coscienza l’attore…

– Eccom’è?
– Com’è che?
– Ch’ogge sei tutto vistito bbene? N’da d’annà? Continua a leggere

non può essere un buongiorno…

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Sono le 5 di mattina, sto guardando immagini d’orrore, ancora una volta che arrivano da Nizza. Non trovo più termini per definire cosa siamo diventati.
Tutti, nessuno escluso, perché le radici dell’odio sono ovunque.
Ripensavo a ieri. Avevo scritto una storia, la solita storiella dei due vecchietti viterbesi che si incontrano, relativamente sullo scontro dei treni in puglia e la morte di provenzano.

L’avevo scritta pesante, c’ero andato giù duro, specie nell’ultima parte. Il concetto che volevo far passare era proprio questo. La pietà, e la colpa dentro di noi.. La metto qui sotto, ho aggiunto la fine. Per chi vorrà leggerla, sono i soliti due, di fronte alla disperazione. Continua a leggere