tassa di soggiorno, (parliamo della..)

fontana grande

fontana grande

oggi parlavo con mia moglie, nella solita scorretta e sconclusionata dialettica di un pranzo con il TG in sottofondo. Ci siamo soffermati su una notizia, letta sui quotidiani locoali, riferita alla proposta della maggioranza cittadina che vorrebbe imporre una tassa di soggiorno sui turisti che verranno a visitare questa città. Allora ci siamo messi a pensare cosa potrebbe fare un turista a #Viterbo.
Abbiamo provato ad elencare cose, per vedere se il costo della tassa sommersa, poteva essere bilanciato con gli agi e le bellezze del territorio.

Perchè di cosa da fare ce ne sono, dacchè un turista potrebbe: Continua a leggere

25 aprile in un parcheggio..


Quando uno possiede un termine di paragone con altri posti,altre città, altre culture, sembra davvero impossibile che la stragrande maggioranza della popolazione sia pronta ad accettare il proprio, di posto, così degradato. Sembra ancora più impossibile che la gente sia accecata da altre priorità, da altri valori piuttosto che dal decoro, dall’ordine, dalla pulizia del posto in cui vive. Anzi, sembra che questa indifferenza, questa apatia, sia un valore aggiunto nel disordine, nell’entropia, nella fucina di altro caos. Il disordine genera disordine, il caos produce caos, la sporcizia genera altra sporcizia e nessuno, sembra ci faccia più caso. Sembra che nessuno sia interessato alla cosa comune, nessuno faccia più caso a quegli stupri quotidiani perpetrati  nei confronti della propria città.

Ci ho pensato prima. Ho fatto questa riflessione in quello che dovrebbe essere il giardino della mia città. Di fronte ad una opera d’arte che fa bella mostra di se in un prato misero e sporco, dove questa opera, un gigante che esce dal terreno, è sporca di ogni forma di graffiti fatti da “bimbiminkia” scellerati.
Prima, al parcheggio di piazza del Sacrario, invaso dai rifiuti, e poi giù in quello di Valle Faul, quello nuovo, quello decantato e pubblicizzato come un esempio di architettura urbana funzionale e comoda. Coperto di legno, inutile e costoso, con ogni tipo di erbaccia a contornare ciò che qualcuno ha pagato e che, solo pochi mesi fa, qualcuno ostentava con parole roboanti e proclami pre elettorali con boria tutta italica. Continua a leggere

La libertà di gridare.

Stamattina presto ho letto l’ennesimo articolo sullo spread e sulla finanza europea. Subito dopo mi sono immerso nella lettura, meno catastrofica, di una realtà locale. Ho passato le dita sul trakpad , viaggiando virtualmente fra un posto e l’altro, e sono arrivato al quartiere di Villanova, a Viterbo.
Dopo aver letto la pagina, ho scritto impulsivamente, o forse compulsivamente,  un commento sul forum che a breve verrà moderato dall’amministratore. O forse no.

Ebbene, a te, amministratore che moderi i commenti dei lettori, chiedo una cosa: uomo o donna che tu sia, qualunque sia la tua estrazione sociale, politica, culturale, permettimi di arrivare direttamente sulle parole scritte, senza limitazioni, premettimi di gridare sul serio.

Permetti l’urlo, la rabbia, permettici la violenza delle parole, delle emozioni, dacci lo sfogo virtuale, dacci un muro su cui disegnare piselli e parolacce, perchè altrimenti il lettore e/o le persone che vedranno, continueranno a sopire istinti, continueranno a frustrarsi ogni giorno con quelle immagini di quotidianità che possono  colpire, frustrare, intristire, maledire, ghettizzare, deviare.

Moderatore che leggi i commenti, lascia che la forza delle idee sia sincera, sia reale, sia quella deputata a sfornare un sentimento, positivo o negativo non importa, lascia che sia libertà assoluta, quella che ormai non possediamo più, quella che dopo aver fatto una vita da “libero”, senza mai un debito, mi costringe a pagare quello fatto da altri. Gli stessi altri, in cravatta, con la bocca piena di avverbi che sono sempre li, a pontificare, a ordire, a commentare il lavoro di altri che han cercato di fare ciò che non hanno fatto loro.

Permettici la diatriba, la controversia, la disputa, il rigetto e il vomito di fronte a questo e a quello, permettici di litigare sul nome o sullo pseudonimo, permettici di idealizzare un deficiente e una persona valida, dacci la possibilità di leggere tutto, le idee, i “vaffa”, le esternazioni dei protettori o di quei sofisti della parola che ci racconteranno “la rava e la fava” come al solito. Dacci la possibilità di arrivare dritti al punto, senza passare per le tue notti insonni o dai tuoi tempi tecnici.
E forse, da quelle parole, da quei termini così crudi e barbari, magari potrà sorgere un’idea.

Un fiore in mezzo al letame..

Noi di questo abbiamo bisogno, di una nota di colore nel nero sporco di una città bellissima, depredata, martoriata da vigliacchi notturni e da reggenti stantii. Abbiamo bisogno di una speranza che attualmente non troviamo, abbiamo bisogno di essere rifondati, ad iniziare da noi stessi. Abbiamo bisogno di dormire abbracciati a qualcuno, qualcuno che ci prenda per mano e ci faccia capire che magari cambiare è possibile e che un giorno un giardino sarà degno di questo nome.

Caffeina vista da dentro

dopo aver letto alcune delle polemiche che hanno invaso i nostri quotidiani sul festival culturale di Caffeina (qui potete vederne un estratto con tanto di link in fondo alla pagina di Tusciaweb), mi sono deciso a scrivere qualcosa. Non se può più sentire la voce di tanti che denigrano.. Questo sotto è il testo:

l’anno scorso mio figlio ha fatto il volontario a Caffeina.
l’ho visto più volte tornare alle 2 di notte, finito, sudato, sporco per aver spostato sedie, smontato casse, accompagnato persone, ma sempre felice.
talmente felice che abbiamo subito di riflesso questa gioia anche io e mia moglie… e così ci sono cascato.
Sono anche io dentro il mondo dei caffeinomani e come me anche mia moglie. La vivo da dentro.
A mia moglie ho sempre detto che se potessi fare qualcosa di buono per la mia città lo farei anche a spese mie, come quando abbiamo raccolto rifiuti con un gruppo di volontari per le vie della città. Non ho velleità politiche come qualcuno diceva. Amo solo questo posto.
E Caffeina sia..
Caffeina è piacevolmente devastante. Significa non fermarsi mai, faticare, sudare sotto il clima torrido dei pomeriggi d’estate e essere poi di nuovo pronti per gli eventi della sera.
Caffeina è una droga e non ha a che fare con i discorsi da setta (riportati da qualche quotidiano) dei vari Rossi e Baffo. Le leve motivazionali sono completamente diverse.
E’ una droga perchè in due settimane la tua vita viene stravolta da esperienze di vita incredibili (create dalla grandezza di questi ragazzi) , da orari inumani e da fatiche che nell’ordinario non avresti mai affrontato.
Il tutto per una follia collettiva?
No.
Semplicemente per una opportunità.
Per me Caffeina è questo.
Una mera opportunità da offrire ad una città divenuta terra di nessuno. Senza cercare colpe.
Una opportunità di sviluppo, di lavoro, di crescita, quella invocata da molti.
Forse effimera ma comunque tangibile.

Capisco e condivido le lamentele (quelle urbane) dei residenti, compresi alcuni dei miei parenti più stretti ma vedere le strade piene di vita e permettersi il confronto diretto con alcune delle menti più grandi del nostro panorama culturale è veramente gratificante.
Se poi invece, vogliamo vedere il tutto come i milioni di commissari tecnici di calcio che dicono: “abbiamo vinto” quando si vince e “hanno perso” quando si perde, siamo, anzi, siete liberi di farlo.
Ho sentito commenti di ogni genere: gente che sparla a prescindere, signori distinti che mandano letteralmente “affanculo” i ragazzi della biglietteria perchè capiscono che si paga 2,5€ e subito dopo li trovi al ristorante a 50€ cadauno solo perchè sono al centro della movida, Ho sentito dire fatti e leggende basate solo sul sentito dire e sul pettegolezzo. Ho vissuto personali esperienze con persone qualunque che mettevano in atto i loro piani per disturbare volutamente.
Capisco tutto. Capisco la rabbia, capisco i disagi.
Ma prendo come riferimento il signore che ogni giorno esce da piazza san pellegrino con il suo cane e trova noi volontari che facciamo le riunioni pre-eventi.
Lui chiede scusa a noi per passare. ieri gli ho detto: veramente siamo noi che dovremmo chiedere scusa a lei. Lui mi ha risposto con un sorriso e mi ha detto: siete voi quelli che fanno vivere questo posto. io ve ne sono grato.
Sono rimasto a bocca aperta.
La stessa sera, nella stessa piazza, c’erano decine di ragazzi completamente ubriachi, che urlavano, applaudivano, sorreggevano studentesse americane seminude e tiravano bicchieri di plastica verso i muri che hanno visto la storia di questo posto.
Io non ho nulla contro di loro. Siamo un paese libero.
Vorrei dire solo ai tanti che scrivono e si lamentano che i nostri ragazzi non c’entrano nulla. Che questi ragazzi che si divertono così tanto, non hanno nulla a che vedere con Caffeina.
in alcune Serate, ho parlato personalmente con il Sindaco. Mi raccontava di esser stato testimone di atti di vero vandalismo da parte di persone che non sanno cosa significhi il termine educazione e che purtroppo sono talmente frequenti che le risorse di uomini e mezzi non riescono ad arrestare.
Interagire con scrittori come Antonio Scurati, con Niccolò Fabi (io sono un vecchio metallaro ma aver assistito all’esecuzione di “Oriente” dal vivo mi ha ripagato, da sola, di tutte le fatiche) e ricevere i complimenti per la bellezza del posto e per la storia che esce da ogni singolo mattone mi rende orgoglioso.
Lo sono un pò meno quando leggo e sento persone che criticano distruggendo. Non conosco i motivi celati, ma presumo ci sia un pò di invidia. Lo presumo da persona assolutamente comune, da signor Bigaroni del 3° piano.
Ripeto: Caffeina è una opportunità.
Faticosa da organizzare, faticosa da gestire, basata solo su quei ragazzi splendidi che corrono a destra e sinistra. Se non ci fossero loro,  Caffeina non esisterebbe. Loro sono Caffeina, la loro gioia e il loro sudore. Senza di loro Baffo e Rossi non potrebbero nulla.
Loro sono il meglio delle nostre famiglie e della nostra cultura, sono la massima espressione del buon lavoro fatto da genitori qualunque, quelli che vivono nell’ombra e fanno sacrifici ogni giorno e non subiscono figli tiranni.
A loro va il mio ringraziamento. Se volevate una soddisfazione per ciò che avete fatto in questi anni, sappiate che loro sono davvero dei “bravi ragazzi”.
Come tutti quelli che lavorano per la buona riuscita del Festival.
E’ solo una lettera che vuole esprimere un punto di vista. Da dentro.
Usando questa opportunità. Io sono migliore grazie a Benedetta di 15 anni, a Marco di 25 che prendo come esempio .. e a tutti quelli che non faccio in tempo a scrivere…

il Signor Mario Rossi…

Più lettere formano una parola e più parole formano una frase che, a sua volta, può essere di senso compiuto o meno. Il senso poi rimane comunque legato all’uso ed alla miscelazione di quelle lettere. In sostanza, agli occhi dei bambini, delle formichine nere su sfondi bianchi o di adeguato contrasto. Formiche che seguono un percorso e poi vanno a capo. Si fermano e ricominciano a camminare lungo pagine bianche o sfondi di pagine di siti, cercando di aggregarsi, sotto la mano “sapiente” di chi le compone, in maniera tale da formare idee, concetti, soluzioni, punti di vista o, analogamente, castronerie, baggianate, proclami, idiozie. Lettere quindi, che compongono parole e frasi. Tante parole e tante frasi.Alcune piuttosto popolari, altre, invece, inusuali, forbite, complicate. Ma sempre parole e frasi sono. Tante, anzi troppe.

 Già perché leggendo i giornali o i siti di informazione cittadina, agli occhi di un qualsiasi Signor Mario Rossi, appare evidente che qualcuno, in ambito cittadino, a dispetto del momento di crisi globale, faccia il birichino.Già, il birichino!

Leggendo recenti articoli di alcune di queste testate, ci sono politici che fanno vacanze pagate dal contribuente così come maestri d’orchestra senza diplomi, giornalisti a zonzo con pancetta annessa ecc., insomma una gran quantità e varietà di personaggi che si susseguono in attività più o meno autorizzate o più o meno pagate da loro o da noi. In tutto questo bailamme volano parole grosse, offese, insulti, conditi da goliardia e sarcasmo, tutte cose che nello stato in cui versa il nostro paese e, nel piccolo, la nostra cittadina, sono di una inutilità assoluta. Già perché con questo modo di operare, fatto di illazioni e di prove ostentate ai quattro venti, di rettifiche e di correzioni, di articoli di denuncia e di interrogazioni, di delibere e di foglietti, di conferenze stampa per garantire etica ed integrità, condito tutto da molteplici “misonospiegatomaleioprima”, “per carità” e “pagheranno”, chi alla fine non capisce più nulla è il signor Mario Rossi e io oggi, sono il signor Mario Rossi.

Mario Rossi può essere incarnato giornalmente dal pensionato che con un pezzetto di cartone si siede su un muretto a guardare le auto che passano, può essere il ragazzo che diligente va a scuola o la massaia che prepara il ragù di carne con estenuanti sedute di ebollizione. Può essere la mamma o il papà che lavorano e che si confrontano col traffico giornaliero, che vanno e vengono da uffici, negozi, ospedali. Mario Rossi può essere il classico uomo che durante una giornata di lavoro si ferma per un caffè in un bar. E’ quello che nel bar apre il giornale. Quello che legge che i nostri politici si fanno le vacanze con i soldi nostri.

O no?

È lo stesso Signor Rossi che, dopo aver pagato il bollettino dell’immondizia, trova ogni sorta di rifiuto in ogni sorta di posto, lo stesso  che dopo aver pagato la Talete non può usare l’acqua perché c’è l’arsenico all’interno, lo stesso che ha cambiato due cerchi della sua auto a sue spese perché tornando dal Poggino è entrato in un cratere sulla strada, degno di una bomba a frammentazione. Che la notizia della gita americana sia vera o no, il signor Mario Rossi non lo sa, ma può iniziare a farsi un’ idea che sarà avvalorata da notizie vere o presunte di altri amici che hanno preso altri caffè in altri bar. Avrà dei dubbi che magari verranno sopiti da una successivo confronto con altri amici più informati del bar di fronte. Un solo pensiero però sarà limpido e fermo nella sua testa di “homo etruscus”: “mapenzanpò.. so’tutti uguali! Chiacchierano chiacchierano e nun se fà mai gnente”.

Il signor Mario Rossi, questo pensa. Che tutto quel fiume di parole serve solo a non far vedere alla gente quello che più gli interessa.

Il signor Mario Rossi non possiede la necessaria abilità tecnica  per confrontare articoli, notizie e soffiate in un contraddittorio dell’informazione costruito da diverse fonti, non ha uno smartphone, la connessione a internet o l’abbonamento a Sky o a Premium. Mario Rossi, cittadino medio di Viterbo, legge il giornale al bar. Se su questo giornale, una mattina si scrive che il sindaco della sua città va in America a spese sue, questo omino comune si incazza perché la sua logica elementare gli impone di incazzarsi, visto lo stato in cui versa la sua città.

E se il giorno successivo, il Sindaco ribatte e dice che in America ci è andato con i soldi suoi il signor Rossi si chiede: “ma chi ha ragione? Dove le ha prese le notizie il giornalista? Come è possibile che ci sono state interrogazioni, domande, articoli e poi tutto è falso? Ma chi tutela il sindaco? E il giornalista dalla querela? E a noi chi ci tutela? E in tutto questo, come mai qui non c’è un cinema e andiamo in America ad esportare i nostri prodotti culturali? Con 16 mila euro non ci si poteva fare altro? Che cosa gli diciamo agli americani? Gli diciamo di venire da noi a togliere le erbacce dai lati delle strade o a raccogliere le bottiglie di birra dai vicoli del quartiere medioevale? E dove li facciamo camminare gli americani? Sulle merde dei cani o in mezzo alle auto che sfrecciano nel centro? E dove li portiamo gli americani? A vedere come si fa l’olio e la bruschetta o a veder suonare il maestro di musica senza diploma che però non ne ha bisogno? Li facciamo venire tutti a santa Rosa che è l’unico giorno dove si vedono i vigili urbani? Ma fra tutte le cose che ci sono da fare, proprio dall’americani dovevamo annà?

Insomma, una serie di domande che si basano su fondamenti visivi e reali, sulla vita vissuta, sul quotidiano e sui paragoni che poi identificano uno stato di cose e, di conseguenza, decodificano le successive priorità per la città. Sono queste le priorità della città?

Io sono il signor Rossi.

Ho letto il giornale e ora vado a casa mangiare il ragù che mi a moglie mi ha preparato dopo ore e ore di bollitura. Mentre cammino mi dico che non sono queste le priorità della mia città, mi dico che la campagna elettorale è già iniziata e che tutti sono contro tutti. Mi dico, alla fine, che a questi signori di questa città e della gente, della giustizia e del decoro, del buongoverno e della salute non frega nulla, altrimenti Viterbo sarebbe già diversa. Che si paghino o meno il viaggio in America.

Mi dico che forse, dopo il ragù,  è meglio prendere un pezzettino di cartone, appoggiarmi sul muretto e vedere le auto passare, finché le rughe non diventeranno fonde come fiordi…

se avessi 13 milioni di euro

ho letto l’articolo di ferlicca ed i commenti sotto.
mi chiedevo se scherzano o fanno sul serio..
ma veramente si vuol fare un’ascensore? ma veramente quei soldi sono per queste cose? wifi, pensiline, gallerie..
ma veramente bisogna farci per forza ciò che è stato progettato?
lo so, la mia è una stupida domanda.
è come quando uno decide di rifare la cucina di casa, chiede il permesso, trova i soldi e poi si rende conto che esce puzza di merda dal bagno.
passatemi il francesismo “bagno”.
se avessi 13 milioni di euro, rifarei tutte le strade, assumerei vigili senza limitazioni ad effettuare servizio all’esterno, assumerei giardinieri e operatori ecologici divisi per quartieri, costruirei delle scuole che rispettano l’ambiente magari al posto di un centro commerciale sulla tuscanese ancora fermo, fermerei il cemento e le ditte che lavorano per il cemento e le utilizzerei per mettere a norma ciò che c’è già e per urbanizzare decentemente una città, secondo criteri di ecosostenibilità. soprattutto metterei in rete tutte le entrate e le uscite del comune. ogni multa che entra, ogni spesa che esce. in tempo reale. ogni progetto con tanto di commenti e di proposte. la tecnologia attuale ce lo permette.

gli amministratori sono li perché noi li abbiamo votati e loro devono rendere conto ai cittadini di ogni cosa. i progetti pubblici dovrebbero essere condivisi,commentati, denigrati, esplorati e migliorati a favore di tutti. una sorta di linux fatto per la gente e dalla gente.

vivo di sogni. lo so.
ma credo che le priorità siano della gente, delle persone comuni. la gente vorrebbe una città migliore e non un ascensore che serve per muoverci di meno. è come comperare un televisore al plasma da 60 pollici e vivere in una roulotte. è come vestirsi di un abito di armani senza avere le scarpe. e poi.. tanto, anche se ci sono i parcheggi a valle faul, senza un controllo oculato, la gente parcheggia alla viva il parroco come e quando vuole in ogni dove.

viva l’italia.. viva 13 milioni buttati..

..è solo colpa nostra

Ho letto stamattina presto l’articolo che parla di degrado e di immondizia.
Ho aggiunto un commento fino al limite di caratteri imposto dal sistema ma avrei voluto scrivere molto di più, addirittura lo avrei urlato. Non so esattamente cosa, ma avrei urlato volentieri di rabbia. Forse per la mia frustrazione, forse per avvilimento, per rassegnazione associate anche al rimpianto e ai ricordi.
Una prova, l’ennesima, che documenta lo stato di degrado e conseguente declino di un piccolo tesoro che abbiamo la fortuna di possedere.
Ma anche la prova che anche altri vedono lo stato in cui versa la città.
Una prova che non sono l’unico a rimanere scandalizzato dalla situazione.
Di fronte all’articolo però, non ho potuto far altro che ammettere che nulla è servito.
Io ci avevo provato. Avevo provato a creare un gruppo, a richiamare periodicamente dei volontari.
Poi, di fronte alle continue defezioni ed al disinteresse comune ho rinunciato, conscio di essere sempre più un don chisciotte in mezzo a tanti mulini a vento (anzi, vista la costituzione fisica molto più sancio panza).

Ho commentato dicendo che, personalmente, ho perso.
Non ho rimpianti ma ho perso tempo che potevo dedicare alla mia famiglia, ho perso tempo nello scrivere cose e articoli, a fare foto, ho perso tempo nel cercare di organizzare raduni, flash mob, nel tentativo di richiamare l’attenzione. Ho perso tempo cercando di evitare che tutto finisse in propaganda e in rissa, come la prima volta che abbiamo organizzato la prima uscita di “viterbo pulita” dove un cittadino apostrofò l’allora assessore Arena e quasi venivano alle mani.
Ho perso tempo o semplicemente, ho perso e basta.

Ma non ho perso solo io.
Abbiamo perso tutti.
Abbiamo perso la nostra integrità, sempre più attenti al nostro e sempre meno al comune, al pubblico.
Abbiamo perso il senso della comunità, del vivere bene, la consapevolezza che ciò che abbiamo deriva dal sudore e dalla fatica dei nostri avi e che se lo mantenessimo e lo migliorassimo ne fruirebbero i nostri figli e i nostri nipoti.

Si chiama normalizzazione della devianza. Un termine che identifica l’assuefazione al brutto, al negativo che, con la reiterazione e l’abitudine, diventa poi lo standard con il quale ci confrontiamo quotidianamente..
Ho personalmente rinunciato al gruppo (viterbo pulita), al rastrello del sabato mattina o della domenica.
Anche se quel rastrello mi ha concesso delle gioie enormi, come la signora dal balcone con la “parannanza” che bolliva il ragù della domenica e che ad ogni costo voleva sapere chi eravamo e cosa facevamo, o come la mamma che mi ha chiesto il numero telefonico per aggregarsi alla prossima uscita.
Gioie estemporanee che si sono arenate nel limbo della devianza.

Un limbo, uno stato di cose che è riscontrabile ovunque.
Come a casa mia, dove in 20 famiglie, sono il solo ad accorgersi che qualcuno ha lasciato un brick di succo di frutta nell’androne e dove lo stesso brick rimane nell’androne per giorni senza che la mamma del bimbo maleducato, che conosce che il contenitore del nutriente succo di frutta lo ha dato lei al bimbo, anche passando più volte, non degna del minimo interesse il rifiuto isolato.
Come sulla strada, dove mia moglie raccoglie una agenda gettata da un finestrino da una macchina in corsa  e dopo averla inseguita si sente rispondere dalla moglie del guidatore che l’agenda non è roba loro, mentre il marito annuisce il contrario e il bimbo dietro si chiede il perchè della scena.
Come i ragazzi a piazza del Sacrario che gettano a terra bestemmiando ciò che mangiano tanto poi quella plastica o quella carta diventeranno arredamento come il peperino antico tagliato dalla sapienza degli artigiani.

Ho perso. Abbiamo perso.
Lo capisco. Ci sono altre priorità. L’aeroporto, le terme, il lavoro, l’edilizia stagnante ma questo è parte del nostro giornaliero modo di vivere.
E’ vero che la crisi è anche in Comune e che le casse comunali sono vuote ma questo non toglie a nessuno di noi il peso delle nostre responsabilità. Se ognuno di noi, nel proprio piccolo, in un giorno qualsiasi, fosse più attento al nostro mondo, a quel mondo piccolo di provincia fatto di cose genuine, fatto di pietre e di tufi, fatto di boschi e di ricche campagne, forse, e lo dico sperando, potremmo vivere tutti un pò meglio.
Potremmo tornare a camminare felici di farlo, respirando l’aria dei nostri alberi, accompagnando la gioia dei bambini mentre si rotolano sull’erba, contenti solo di lavare i pantaloni sporchi di verde e non di una qualsiasi altra deiezione.

La causa siamo noi. Il Comune avrà le sue responsabilità e non è compito mio appurarle.
Io da semplice, ultimo cittadino penso solo che basterebbe un briciolo, solo un briciolo di attenzione in più.
Ciò che è la fuori, in fondo, è anche vostro.. ed è anche mio.

NB: è stato pubblicato sul quotidiano online Tusciaweb il 1° maggio 2012 qui.