grazie…

E niente.. volevo ringraziarvi tutti.
Ieri sera è successo qualcosa di straordinario, almeno per me, qualcosa che non si può descrivere a parole. Ci provo, provo ad organizzare le emozioni che non mi hanno fatto dormire con la tastiera, sperando di non scrivere castronerie. In primis: è stato bellissimo.
Io, ieri sera, ho ritrovato un briciolo di speranza.
Si, la speranza. Continua a leggere

Il mondo a parte

Schermata 2017-07-05 alle 07.03.57Sarebbe la prima volta.
Sia per chi ha deciso di utilizzare quel luogo come un posto dove si racconta qualcosa, dove si conosce e ci si conosce per il tramite di un tema comune, sia per me, quel signor Bigaroni che vive al terzo piano, di fronte ad un’opportunità, singolare, specie per uno che non divulga per mestiere e che, di mestiere, ne fa davvero un altro.

Continua a leggere

ricordi di un sorriso in fondo al mondo.

Quando ho letto il suo nome sono rimasto senza parole. Luigi Michaud dice la notizia. Mi è mancato il fiato per un attimo, quanto bastava per ritrovare tutti i ricordi a lui associati  come alla presenza così importante nella prossemica che ho sempre controllato. Un guascone gigante, capelli lunghi, un sorriso aperto su un viso allegro anche in fondo al mondo, in quel viaggio in Antartide che mi ha segnato per la vita. Ed è proprio in quella occasione che ho avuto la fortuna di conoscere Luigi, insieme ad altre persone straordinarie, nel posto più remoto della terra, persone di cui andar fiero per le capacità, per il pragmatismo, per la passione e la temperanza, per lo spirito di adattamento e per la capacità di rimanere così lontani ma sempre così allegri, proprio perchè italiani. Già, gli italiani, quelli veri, quelli che ti lasciano ricordi per sempre, quelli che ti fanno pensare a come sarebbe il mondo, senza il loro genio, quella passione per la conoscenza o senza la loro perspicacia. Continua a leggere

brasimone

brasimone by bruno
brasimone a photo by bruno on Flickr.

Una diga su un lago immerso nei boschi dell’appenino. Poche case ordinate e persone gentili. Le parole raccontano di tempi passati con un dialetto gentile e poi legno, muschio, mantidi sulle staccionate. Per finire a passatelli in brodo e taglialegna appesantiti dal tempo e dal vino.

mount neumayer covered by katabatic

E’ ferragosto, e visto che sudo per il caldo, ho lasciato andare la mente fra i ricordi più belli della mia vita e mi sono imbattuto in questa foto che documenta quando sudai freddo di fronte ad uno degli spettacoli che non dimenticherò mai più. Quello che si vede scuro in primo piano è un monte alto circa 700 metri (Neumayer) coperto da un sottile strato di vento catabatico che scende dal plateau. Sullo sfondo dietro, invece, si vede l’imbuto del “David Cauldron”, un mostro che fa scendere il ghiacciaio David di 300 piedi verso il basso e lo raccoglie da 100 miglia di larghezza ad appena 40, spingendo il ghiaccio all’esterno in una lingua di ghiaccio (Drygalsky ice tongue) che si estende verso il mare aperto per altre 100 miglia..

E’ ferragosto, e in comune con allora c’è solo il colore del cielo e chi scrive..

ice wall

ice wall by bruno
ice wall a photo by bruno on Flickr.

Quando Patrizia e Riccardo mi portarono via dalla sala operativa, era una giornata magnifica. La temperatura era ancora una decina di gradi sotto zero ma il sole era alto e potente anche sotto il 70°sud. Ricordo era domenica e nonostante gli impegni Stefano, il mio “coppio” in sala mi disse che era necessario staccare un po’. MI cambiai in pochi minuti e approfittai di una ricognizione per saggiare la consistenza del pack marino. Andammo in macchina, una Ford dei vigili del fuoco. Arrivammo nella parte finale della Tethys Bay, l’ultima parte, quella sotto un costone di roccia antico con un piccolo ghiacciaio a strapiombo sul mare. Ciò che vedevo dai monitor, dalle vetrate della mia postazione abituale di lavoro, mi si presentò davanti e più mi avvicinavo e più era grande, nonostante fosse infinitamente piccolo di fronte a tanti altri posti di cui gli altri mi parlavano. La mia libertà durò poco più di 30 minuti, quanto bastò per farmi render conto di cosa era quel posto e di dove ero davvero.

la foto è scaricabile da flickr cliccando in alto a destra sul simbolo della lente d’ingrandimento e successivamente sul link “tutte le dimensioni” fino all’originale in risoluzione 1920×1200

antarctic crevasses

antarctic crevasses by bruno
antarctic crevasses a photo by bruno on Flickr.

Quando le persone mi chiedono cosa ho visto e cosa ho provato rimango sempre senza termini. non riesco a trovare facilmente delle parole per descrivere le stesse emozioni che questa immagine ha provocato in me dal vivo.
Quella frattura celeste nel bianco candido, è il simbolo di una forza immensa, di pressioni ciclopiche. E’ una frattura, un semplice crepaccio che rompe il manto eterno di gelo e di bianco inviolato.  Scattata sotto le pendici di un vulcano (mount Melbourne).

Solo per rendere partecipi della profondità, il crepaccio è profondo circa 30 metri..

La foto è anche un wallpapaer 1920×1200 (basta cliccare sulla lente di ingrandimento in alto a dx e poi su tutte le dimensioni)