Auguri a te, ITALIA. Auguri a noi, sperando di meritarti.

un saluto anche dallo spazio.. Paolo Nespoli dalla International Space Station (ISS)

Io amo l’ITALIA. Lo dico oggi, ma lo penso sempre. Lo dico con il cuore in gola, mentre ascolto la voce di Roberto Benigni che canta l’inno dopo averlo spiegato con la stessa passione delle persone che l’hanno unita. Mio padre ha messo le bandiere ai balconi. A Viterbo oggi piove e il cielo grigio male si associa alla parola che definisce la mia Nazione.  Il sole, la gioia, il mare. Paesaggi che tolgono il fiato, montagne che circondano come una muraglia naturale pianure fertili e colline ombrose, spiagge che definiscono contorni macchiate di sabbia gentile e di acqua tiepida. Viverci significa godere della sua bellezza, inebriarsi della sua magnificenza, della sua cultura e della sua storia magnifica, significa essere fortunati e condannati a non stupirsi per le cose altrui perchè questa è la culla di tutto. Allo stesso tempo significa dannarsi per far ricordare a tanti, la loro fortuna.

Tanti.. Sono tanti quelli che dimenticano, quelli che disprezzano, quelli che non si rendono conto di cosa stanno denigrando, quelli che prendono il peggio della nostra cultura e la esportano a mò di regola per tutti. Sono tanti quelli che si comportano da attorucoli e da saltimbanchi del giorno. Sono tanti i ruffiani del potere e delle regole acquisite, del privilegio mai accordato. Escono dai giornali, dalle TV delle tette e del gossip, ogni giorno, ogni ora… purtroppo sono tanti e tendo a far dimenticare, escono dalle stanze dove si ricorda cosa siamo, non sanno cosa significa “morire” per questo posto, sanno solo cosa significa SFRUTTARE questo posto..

Il mio augurio è rivolto a loro. Mi auguro possano provare quello che ho provato io. Mi auguro possano piangere ricordando solo il profumo di casa, quello che si prova stando lontano dalla propria per un compito che ha a che fare con la Patria stessa. Mi auguro possano guardare le stelle e pensare che con un desiderio possano arrivare dall’atro capo del mondo per dormire accanto ad un figlio, ad una moglie che attendono con ansia lo stemmino sulla spalla col tricolore che varca la soglia di casa.  La mia casa è verde di fronde di alberi, di pini marittimi profumati o di abeti alti e ordinati, é bianca come la neve delle cime e come le sabbie di fronte al mare limpido, é rossa come le rose che circondano giadini antichi dove la poesia e l’arte sono nate fra talento e genio innato.Questa è la mia casa e si chiama Patria.

Già… Patria. Si chiama così il posto che amo.