i soliti due…

14195446_1053610691424022_3039800353746352221_oI soliti due vecchietti.
Sono alla solita panchina o al solito bar, poco importa.
Iniziano a parlare. Si ritrovano dopo la festa.
Shhhh, sentiamo cosa dicono…

– L’hae veduta? Continua a leggere

Aspettamo và…

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Shhhhhhh ho sentito un discorso…
I soliti due vecchietti, sulla panchina, parlano di qualcosa che succederà fra poco…

– Lo sae?

– C’ho dà sapè?

– Che manca poco!

– A che manca poco?

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auguri, dai soliti due

175_accettura_sud_italia-1-di-1I soliti due vecchietti, stavolta si fanno gli auguri di Ferragosto…

– Vardà quell’ò, aggià sei qui?

– Da mò! La mi moje m’ha cacciato, éva da sfulinà stamani… M’è toccato uscì che ‘n c’era più nò stienale pè mettes’a sseda. Le seggiole l’ha rivurticate tutte su li tavolini già da la mattina presto che doppo éva da preparà pè mezzagosto!

– Perché ch’ha da fa ‘l 15? Continua a leggere

la scala pè la dimograzzia

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I soliti due vecchietti. E’ sempre più caldo e, al bar o alla panchina della piazzetta, si ritrovano per discutere di quello che vedono, di quello che vivono, di quello che sono.
Questa volta salgono, pian piano, sulle scale ripide di un concetto che definiamo assodato…

– Ma hà visto c’hanno fatto l’altro ggiorno mal consijio communale?

– Ahò e famm’arrivà, ‘orcanculata, manco so rrivato gà rompi li cujoni! Continua a leggere

stì donne!

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L’estate, dopo un piccolo intervallo fatto di temporali sembra ritornare più forte di prima. I soliti due si confrontano, questa volta, sulla differenza nel modo di comunicare fra uomo e donna.. A modo loro! Shh…… sentiamo…

–       Ecchete và! E come mmai tardi così? Te s’è arzato mò?

–       Se lallero… E’ toccato nnà accompagnà la mì moje su da la su sorella, j’eva da fa l’orlo mà li pantaloni del zù marito. Ecchè nò lo sae come va a ffenì? Se so messe a chiaccherà che m’hanno fatto venì l’orecchie come ddù foje de broccolo. Zittete và.. Continua a leggere

è què la dimograzzia?

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I soliti due vecchietti, dopo aver pianto, pochi giorni fa, per il treno in Puglia, si ritrovano di nuovo. Stesso bar o stessa panchia, non importa, è il mondo intorno il teatro e la loro coscienza l’attore…

– Eccom’è?
– Com’è che?
– Ch’ogge sei tutto vistito bbene? N’da d’annà? Continua a leggere

non può essere un buongiorno…

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Sono le 5 di mattina, sto guardando immagini d’orrore, ancora una volta che arrivano da Nizza. Non trovo più termini per definire cosa siamo diventati.
Tutti, nessuno escluso, perché le radici dell’odio sono ovunque.
Ripensavo a ieri. Avevo scritto una storia, la solita storiella dei due vecchietti viterbesi che si incontrano, relativamente sullo scontro dei treni in puglia e la morte di provenzano.

L’avevo scritta pesante, c’ero andato giù duro, specie nell’ultima parte. Il concetto che volevo far passare era proprio questo. La pietà, e la colpa dentro di noi.. La metto qui sotto, ho aggiunto la fine. Per chi vorrà leggerla, sono i soliti due, di fronte alla disperazione. Continua a leggere

i vecchietti e l’economia

ioI soliti due, stavolta il discorso verte sul concetto di denaro, sull’economia e sulla Brexit. Non ne sanno nulla, non la capiscono ma l’idea di fondo che ne esce è uno concetto primitivo di “ricchezza”. Forse l’unica cosa che dovrebbe e potrebbe riportarci a galla.

Eccoli che si incontrano, al solito posto, shhh… ascoltiamo.

–       Eccote và!

–       Zitto và, so tornato ier’assera da Roma, pensavòmo che c’era meno traffico ‘nvece è pieno dè magnapriscutte da gnì parte. Le maghine fijo mio, ma come cazzo se fa a vive llà pè dddì llì? Ce vònno li straccali pè li cujoni.. Continua a leggere

émo da fa le murte noi..

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–       Ovè quell’ò, che dichi?

–       E cche ttò ddà dì? Le solite fregne, me fanno male l’ossa, la mi moje me rompe li cojoni e la notte ‘nse dorme più pè le sarapiche e pè stì mastietti che fanno macello.

–       Ossanamaazzà pè davero eh, ‘n c’è verzo. Io dico, pè carità, gajardo che c’è movimento, che se pozza girà senza maghine, che c’è vita mà le strade, solo che questòro so gnoranti a ddì de sì! Bevono come Quinto de Giuseppina, quello che morse pèl fegoto grosso come nà balla de fieno, e ppoe so zozzi come pòchi. Continua a leggere

Ejelo..

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Mentre l’Italia vince, Bud spencer muore e gli islandesi mandano a casa gli inglesi che ci sono voluti rimanere da soli, qui è sempre più caldo, le giornate sono una sorta di fornace a cielo aperto e i due vecchietti si incontrano sempre al solito posto, poco importa dove.
Importa invece la logica senza filtri, il confronto con i tempi moderni, con la civiltà che progredisce e i termini di paragone col passato. Eccoli …

–       l mónno è dde li furbe!

–       E fregna! So appena rrivato e angià me rigali stà perla de saggezza?

–       E’ che penzavo a arta voce.. lo vedi quello?

–       Quale?

–       Quello lì, quello de fronte al nigozzio. Quello cò quella sorte maghina. Momente c’entra dentro, pè non fa diece metre a piedi. C’è ‘l segno de l’handicappati e lui ce s’è messo sopre. Se je lo vai a ddì che ccosa te dice: “ Ecchevvoì mò? è n’attimo!”… ‘n corpo che te pije vojo.. sto dilinguente! Continua a leggere