25 aprile in un parcheggio..


Quando uno possiede un termine di paragone con altri posti,altre città, altre culture, sembra davvero impossibile che la stragrande maggioranza della popolazione sia pronta ad accettare il proprio, di posto, così degradato. Sembra ancora più impossibile che la gente sia accecata da altre priorità, da altri valori piuttosto che dal decoro, dall’ordine, dalla pulizia del posto in cui vive. Anzi, sembra che questa indifferenza, questa apatia, sia un valore aggiunto nel disordine, nell’entropia, nella fucina di altro caos. Il disordine genera disordine, il caos produce caos, la sporcizia genera altra sporcizia e nessuno, sembra ci faccia più caso. Sembra che nessuno sia interessato alla cosa comune, nessuno faccia più caso a quegli stupri quotidiani perpetrati  nei confronti della propria città.

Ci ho pensato prima. Ho fatto questa riflessione in quello che dovrebbe essere il giardino della mia città. Di fronte ad una opera d’arte che fa bella mostra di se in un prato misero e sporco, dove questa opera, un gigante che esce dal terreno, è sporca di ogni forma di graffiti fatti da “bimbiminkia” scellerati.
Prima, al parcheggio di piazza del Sacrario, invaso dai rifiuti, e poi giù in quello di Valle Faul, quello nuovo, quello decantato e pubblicizzato come un esempio di architettura urbana funzionale e comoda. Coperto di legno, inutile e costoso, con ogni tipo di erbaccia a contornare ciò che qualcuno ha pagato e che, solo pochi mesi fa, qualcuno ostentava con parole roboanti e proclami pre elettorali con boria tutta italica. Continua a leggere

la superscazzola 2

ho letto questo articolo del sociologo Mattioli sul quotidiano online Tusciaweb

non ho resistito. ho risposto alla redazione del giornale. se non la pubblicano, questo sotto è il testo:

Ma per carità.. è la seconda volta che leggo i suoi articoli e per la seconda volta la superscazzola mi attanaglia la gola.
Ho come l’impressione che lei non si renda conto di ciò che dice.
Non so se lei venga pagato per ammorbidire il senso di insoddisfazione del “volgo”, non so se ha un suo tornaconto o deve consolidare degli interessi ma per la seconda volta in poco tempo realizzo che la SV è “un pò” fuori dalla realtà!
Opinione personalissima per carità ma, se vuole, come le ho già detto, le offro io un caffè e la porto in tournèè nella città al decimo posto in classifica per felicità!!
Le faccio fare un giro. sempre se vuole.
Lei dice di non maledire gli amministratori.
Giustamente, anche perchè il termine maledire è una cosa di per se spregevole ed è relativa a sentimenti molto più affini all’odio che al dissenso.
Credo invece che, realisticamente, non si può più considerare l’operato di questi Signori cercando di giustificarli ma si PUO’ e si DEVE dissentire.
Credo sia molto meglio cercare di ammettere che le cose non vanno poi così bene e essere realisti e che si può far qualcosa per cercare di farle andare meglio.
Credo sia il caso di “scialare” di meno con l’apparenza e cercare di realizzare cose molto più concrete e fruibili.
Spesso, da cittadino comune, mi ritrovo a pensare a soluzioni per permettere a questo posto di assumere una migliore vivibilità, ci perdo tempo mentre cerco di prender sonno.
Sarebbe semplice se non ci fosse in mezzo il mare delle chiacchere, delle parole, dei comitati, delle congreghe, delle organizzazioni, delle delibere, dei paragrafi, dei commi, dei sottocomii e degli alinea.
Le chiacchere sono belle e dimostrano saccenza e cultura. ma non sono fruibili dai “servitori della gleba”.
Il suo articolo è bellissimo dal punto di vista formale e lessicale. ma la gente questo non lo capisce.
La gente si chiede perchè deve fare via Santa Maria Liberatrice e uscire poi da Piazza della Rocca con due nuove ernie ogni giorno e i denti disintegrati.
La gente si chiede come fare per avere una città funzionale, pulita, viva, e soprattutto sicura.

Ci sono zone ormai che sono “off limits” pure alla polizia, posti dove non si vede un rappresentante dell’ordine pubblico da mesi. E’ vero che pure stì poveri poliziotti ci manca  che si paghino da soli le comunicazioni via cellulare e la benzina per le pattuglie ma perchè dire che tutto va bene e che viterbo è una città felice?
Personalmente sono tornato a Viterbo 13 anni fa e non era così. E’ crollata come vivibilità e come decoro.
Oggi è in uno stato di totale abbandono, ogni giorno sui giornali si vedono persone che segnalano storie di ordinaria follia, fuori da ogni logica che abbia a che fare con il termine “civiltà”.

Io non maledico ma dissento.

Con tutti i mezzi che mi sono concessi. anche con queste lettere sgrammaticate.
Mi chiedo: ma come si fà a credere ancora a gente che crea città nelle città e non crea la viabilità necessaria? (es: santa barbara 10mila abitanti circa e due ingressi alla viabilità ordinaria), gente che costruisce rotonde che hanno raggi di curvatura più stretti di quelli di un normale camion, gente che ti racconta che le pansè delle rotatorie le mettono gratis, gente che dice che non sapeva dei cartelloni pubblicitari, gente che PERMETTE che i cittadini facciano ciò che spetta al Comune (volontari che puliscono, altri che segnalano disservizi).

Sono gli stessi che hanno creato la pista ciclabile su strada bagni (quanto è costata?), gli stessi che per evitare la caduta delle pigne hanno tagliato alberi, gli stessi che per favorire un supermercato hanno cambiato la viabilità di un quartiere intero e nonostante le proteste e la logica ELEMENTARE, hanno lasciato tutto come è, sono gli stessi che permettono ad un “Decorticato” di spruzzare vernice sui divieti di sosta a piazza del gesù (se chiede in giro, lo sà tutta  viterbo chi è questo “creativo”). Questo solo per fare degli esempi.

Il suo articolo è bellissimo ma non toglie l’immondizia dalle strade e non punisce chi le sporca. non permette la regolarizzazione degli stranieri irregolari, non permette il controllo delle strade da parte delle forze dell’ordine e non aumenta la felicità di chi era indeciso sul lasciare o rimanere; dice solo che non si deve maledire nessuno e che bisogna prendere le cose così come sono.
Ci vorrebbe poco.

Sono un folle a pensare che avremmo tutto per esser floridi? Termalismo, cultura, architettura, storia, natura. Invece siamo sommersi dalla pubbllicità di 50 supermercati (ma non si potrebbero affiggere le locandine sugli spazi appositi?), cartaccia ovunque con offerte di mortadella a basso costo, verde pubblico in malora ( guardi prato giardino, una sola ditta si occupa del verde e non riesce a farlo mentre magari dando un quartiere a ogni ditta a meno, magari con contratti blindati..magari a COTTIMO!), traffico impazzito e viabilità creativa (13 semafori a piazzale gramsci accesi sul giallo da 10 anni quanta corrente consumano?) mamme che ogni giorno si relazionano con vigili tolleranti per permettere loro di parcheggiare sotto la cattedra dei propri figlioli..
Non mi preoccupo. Ora per essere ancora più felici mettiamo le scale mobili e gli ascensori a valle faul…
Magari smetteranno di fare sesso indisturbati fra le frasche e le siepi.
Noi non abbiamo bisogno di un altro salotto, come chiamano valle faul e come hanno chiamato via marconi.
Noi abbiamo bisogno di vivere VITERBO perchè è la NOSTRA città..

Lei una volta ha citato la piramide di Maslow, i bisogni primari sono quelli fisiologici poi la sicurezza e la protezione, il bisogno di appartenenza, quello di stima e prestigio e successo e poi di realizzazione della propria identità. Quali di questi “Bisogni” dei nostri amministratori hanno avuto a che fare con questo DISSENSO? io credo con qualcosa relativa agli utlimi due livelli della piramide.

ancora su Viterbo

Domenica 11 settembre. E’ stato un anniversario triste per una buona parte del mondo considerato civile. Eppure anche in una giornata come questa (vds. post precedente) sono riuscito a trovare qualcosa che mi ha regalato gioia. Ieri infatti, insieme ad un manipolo di persone comuni trovate su internet, ci siamo trovati in un punto specifico della nostra città ed abbiamo raccolto quei segni di “Civiltà” che, persone reputate “civili”, lasciano sul pubblico suolo. Insomma abbiamo raccolto  monnezza altrui, visto il degrado del posto in cui viviamo. Ripeto spesso che  lo scopo iniziale era quello di dare un esempio alle persone, ai giovani, ai politici, agli amministratori cittadini. Dire a chi osserva che, a questa città, noi ci teniamo.

Forse, in termini di comunicazione, gli orari e le modalità potrebbero essere sono sbagliati ma lo spirito e la voglia che caratterizza queste persone è quanto di più encomiabile io possa trovare. Tanto per iniziare alcune di queste persone non sono di Viterbo. Alcuni romani, alcuni napoletani, insomma persone che hanno scelto di vivere qui. Anche mia madre, 70 anni, forse più per convinzione che per dare suppporto ad un figlio un pò folle, e una vecchia amica di un altro quartiere. Mi ha fatto un enorme piacere. Come parlare con loro mentre si suda e si raccoglie il frutto di ignoranza e menefreghismo generalizzato. La gioia più grande è vedere il risultato e gli sguardi di persone comuni che passando ti chiedono informazioni sul motivo e sul perchè (anche se sul perchè c’è poco da dire).

Ancora più grande la gioia nel leggere stamattina, sul sito internet che ormai è lo specchio della nostra città e che raccoglie tutte le segnalazioni di cittadini infuriati, la lettera di un signore che ha notato ciò che facevamo.

Sono contento di aver avuto la possibilità di conoscere queste persone. Sono contento di vedere che di “anormali” ce ne sono ancora tanti (già perchè i “normali” oggi sono quelli che sporcano), sono contento di esser stato poi al sole e di fronte ad un caffè con persone mai viste prima e con il quale parlavo come se ci fossimo sempre conosciuti.

C’è tanto da fare. Almeno dal mio punto di vista. Basta leggere qui e qui per capire che esempi di scempio giornaliero sono praticamente invisibili a chi di dovere. Stamani parlavo con altre persone di quale sia la forma più corretta per risolvere questo problema.

Pulire o punire?

Ho replicato dicendo che potrebbero servire entrambe le forme qualora ci fosse un Servizio dedicato. Purtroppo l’evidenza denota che l’amministrazione Comunale è fallace in entrambi i casi.

Quindi, non rimane che pulire.

strane cose in città..

strane cose succedono da diversi giorni nel capoluogo della tuscia.
all’inizio sembrava lo scherzo di qualche buontempone ma poi la cosa si è ripetuta e i dubbi che qualcosa di strano stesse avvenendo sono subito sorti nelle stanze che controllano la nostra città.
iniziamo:
gruppi di canne (botanica: arundo donax), aggregate in bello stile, posizionate verticalmente e su substrato di sabbione, sono state ritrovate randomicamente in luoghi caratteristici della città. pare che un esperto abbia valutato l’ipotesi di una memoria biologica a breve termine che porterebbe i lunghi vegetali a rivisitare, in totale autonomia e con tutto il cucuzzaro, i luoghi della recente crociera effettuata durante la manifestazione di san pellegrino in fiore anche in considerazione del fatto che essendo tutto pagato, il loro errare per le strade della tuscia poteva anche fornire una loro futura sistemazione in alcune delle rotonde che abbelliscono il capoluogo. si sà la pubblicità è l’anima del commercio.

negli stessi giorni sono state trovate delle teche bianche, riempite di materiale organico in decomposizione a mò di compostiera, disposte ordinatamente ma senza nessuna luce, presso il poggino. i buontemponi che le hanno sistemate hanno lasciato un biglietto su una delle teche descrivendo che le stesse, nel corso degli anni si sarebbero decomposte e sarebbero andate a riempire le voragini create lungo le strade dalle recenti inondazioni e dalle pre-apocalittiche piogge monsoniche abbattutesi sul viterbese.

si cerca, ormai senza più speranza, un Ape Car del C.E.V. che è scomparso fra via biga di castro e strada santa barbara da circa due anni. si sono perse le tracce sia del mezzo di locomozione che del relativo conducente. fonti ben informate ipotizzano che il mezzo sia esploso all’incrocio fra le due strade, vicino ad un muretto di una casa di civile abitazione, vista l’enorme quantità di detriti e di tracce. mezzi similari sono stati visti muovere (poco per la verità) lungo le vie del centro, con andamento sregolato e poco sincronizzato. si ipotizza un caso rarissimo di labirintite collettiva che attacca indistintamente ogni conducente del performante e quanto mai utile mezzo di locomozione. all’Ape Car del C.E.V disperso nell’ormai popoloso quartiere (una sorta di district 9 di jacksoniana memoria) verrà intitolata una apposita pista ciclabile, dal colore rosso sangue, la cui manutenzione sarà affidata alla ditta che gestisce egregiamente il verde pubblico nella nostra città ed il cui contratto, per correttezza e trasparenza verso i cittadini, è visibile a tutti sul sito web del comune stesso. (in verità mentre questo articolo viene emesso, alcuni personaggi della ditta suddetta lavorano alla ricerca dello scomparso Ape Car, rovistando e tagliando l’erba delle zone dove potrebbe essere scomparso, alla ricerca di eventuali indicazioni..)

ieri una delegazione di rappresentanti delle favelas brasiliane delle bidonville africane e degli slum indiani che ormai vivono ben accolti e integrati a viterbo, si sono  presentati in comune con tanto di cerimoniale e di doni propiziatori inneggianti alla fecondità (spiccava su tutti un lingam, un simbolo fallico dedicato al sindaco per una armoniosa e prospera estate) per ringraziare la popolazione tutta tramite la giunta comunale che, per le leggi e le attività effettuate, ha favorito la loro integrazione. prima su tutte la creazione dell’assessorato alle buche, di recente costituzione che ha permesso uno scambio continuo di manufatti e di particolari meccanici su tutto il territorio favorendo l’economia di una particolare fetta di commercianti (meccanici, carrozzieri e gommisti), in secondo luogo il gruppo di stranieri ha manifestato gratitudine per la riduzione dello shock emotivo del trapasso della migrazione, rendendo le strade, i sobborghi e i profumi molto più simili ai luoghi di provenienza. uno di loro ha raccontato di essersi sentito veramente a casa quando percorrendoa la teverina di fronte allo svincolo per il semianello sul motorino, a causa delle fortissime vibrazioni, si è ritrovato sul motorino di un altro e l’latro sul suo.

inoltre è stato premiato, durante la cerimonia di saluto e di ringraziamento, un indiano di benares (varanasi) che pur provenendo da una delle città più povere e popolose al mondo ha presentato un progetto per  la viabilità e l’utilizzo dei semafori della zona di porta fiorentina, della stazione, di viale treste e piazzale gramsci che giacciono sul posto come luci per l’ allegria da diversi anni.

il progetto sarà vagliato dagli esperti del Comune e ridurrebbe sensibilmente il numero di improperi inveiti diuturnamente dei cittadini, favorirebbe il traffico, ridurrebbe il consumo delle lampade arancioni dei suddetti semafori (sempre accese) e favorirebbe l’economia e gli scambi interculturali fra i paesi viciniori. il project officer deputato alla realizzazione sarà lo stesso pool di ingegneri e geometri che ha creato la rotonda sulla teverina.

aggiornamenti sulla situazione seguiranno su questi canali, per oggi è tutto, vi auguriamo un buon weekend.

le promesse contro la verità


Leggevo, come ogni volta che ho il tempo di farlo, la pagina del nostro quotidiano cittadino online.

Mi sono fermato a leggere ciò che scrive Rinaldi concordando pienamente sulla seconda parte scritta in grassetto.
Poi ho fatto una scorsa leggera su ciò che riferisce Parroncini, su quello che dice Trappolini, con quello che dicono i giovani UDC ed infine mi sono fermato sulle dichiarazioni di O’leary e mi è passato un sottile sorriso sulla bocca, non per ciò che avevo letto ma per la grande quantità di parole e di persone che si interessano alla vicenda dell’aeroporto a Viterbo.
Ho pensato che parecchi sono animati da sano e solido fervore politico, ci sono persone che tengono alla rinascita di questa ridente cittadina..
Ebbene, nel frattempo mi sono imbattuto anche nei commenti della Destra e in quelli di Fersini e non ho potuto fare a meno di condividere tutti questi articoli sulla mia pagina di facebook, come faccio spesso per raccontare a tutti i miei amici ciò che leggo e quello che succede da queste parti. Già perchè ho amici che vivono lontano, persone che come me, sono di questa terra, di questa città fatta di tufo e profumata di cantine, che vivono realtà diverse a 5000 km di distanza, in un posto, come l’Afghanistan, dove si muore per portare cibo ad altri esseri umani e dove, ogni notte, si sogna tra le stelle fredde di un cielo senza luci, il verde dei monti cimini.
La mia è una forma di condivisione di gioie e di dolori.
Per chi l’ha provata, lontano, solo e nelle difficoltà, è una sorta di focolare di “Verghiana” memoria. Una forma di copertina di Linus, che si avvicina la notte per sentire il profumo di troppo tempo passato a contatto della propria propria.
Ho riguardato la mia pagina personale di facebook e mi è venuto improvvisamente un dubbio.. ma è davvero possibile che nessuno se ne accorge?
Da ogni parte politica, da ogni settore di pensiero, da ogni lato dell’intelligenza della tuscia, da ogni quartiere, da ogni vicolo, da ogni piazzetta arriva un lamento continuo, flebile, sommerso. Un lamento che chiede concretezza, realismo, un lamento che proviene dal profondo, dallo stato di indifferenza generalizzata del Paese, dove il gossip di taluni conta più del malumore di tanti altri, e perdonatemi l’anafora, un lamento che mal si concilia con le ostentazioni di sicurezza e di efficienza dei manager cittadini.
A dir la verità poco si vedono ultimamente.
Io mi chiedo se possiamo realisticamente parlare di questi grandi progetti (l’aeroporto) quando a malapena riusciamo a essere efficienti all’interno delle mura, mi chiedo se è proficuo perdere energie e tempo (lasciamo perdere il denaro visto che spendiamo soldi per le ciclabili..) quando ogni giorno ci sono disservizi che sono il termometro dell’inefficienza cittadina. Mi tornano in mente le parole di un mio vicino di ombrellone illustre, un certo Giampaolo Pansa, che nel 1993 ad Alghero, dove abitavo da 4 anni, mi diceva che in Italia (lo scriverei minuscolo) le scelte non sono dettate dal buongoverno ma dal mantenimento o dal consolidamento del personale tornaconto di pochi.
Faccio due esempi di realismo applicabile.
Nel mio quartiere (santa Barbara) non vedo un “apetto” del CEV da mesi e se dovessero passare quando io non ci sono, i risultati sono comunque da oltraggio al pubblico pudore. Non si riesce a far cambiare un senso unico nonostante raccolte di firme e le azioni intraprese in forma ufficiale direttamente in Comune (vedi Fersini). Non si percorre una strada decente da anni, non c’è modo di regolare il traffico sulla Teverina nonostante tutti si lamentino del fatto dove comunque si è costruito una rotatoria con raggi di curvatura del trenino Lego. la zona industriale del poggino ha una strada che è meno disconnessa di quella che ho trovato a Kabul nel 2005, buttiamo soldi per costruire una pista ciclabile (che al contrario della strada accanto è liscia e senza buche ma ahimè senza i clienti che scorrono accanto) e seghiamo alberi quando basterebbe potarli.
Il verde pubblico è regolarmente manutenzionato solo nelle vie visibili e in quelle di accesso alla città, non sia mai viene qualcuno.. (date uno sguardo a prato giardino e passeggiate a piedi dall’ellera verso la quercia).
Nel frattempo abbiamo reso ridicola anche la raccolta differenziata al centro storico e ci si prepara al peggio ogni volta che PIOVE!! (fortunati i tedeschi e i nordici, da loro il clima è così clemente..)
E nel mentre, fra rotatorie piene di petunie e sensi unici ormai inamovibili, parliamo dell’aeroporto a Viterbo.
A Viterbo.. capite? Non siamo in grado di gestire quello che abbiamo..
Permettetemi.. non è qualunquismo o nichilismo.
E’ una forma di rabbia nei confronti del grande sonno.
Oggi non serve più apparire.
Bisogna provare ad Essere!!!
su su.. vi prego…
svegliamoci…

ricordi confrontati

il sole splende in un cielo limpido, velato di sottilissimi cirri che ne riempiono delle piccole porzioni mantenendo azzurro tutto il resto.
è sabato.
il sabato del mercato, il sabato che mia nonna usava per prendere un pezzettino di porchetta da condividere con due zii scapoli che avevano fatto la guerra e che vivevano con i miei nonni, aiutandoli in una piccola falegnameria di via del ponticello.
sotto il cielo azzurro mi compaiono i loro visi, ricoperti di rughe e le loro mani piene di tagli e di calli, abituate alla fatica ed agli attrezzi.
il centro della mia città è sotto la luce che preferisco, quella che nasconde ogni piccola particella di umidità in sospensione e che rende tutto limpido sotto. i muri e gli stucchi delle case sono vividi e l’ombra che si staglia fra le costruzioni e nera come la pece. i contorni delle finestre, le parti di peperino sono definite in ogni piccolo difetto, si sente l’odore del tufo e delle cantine fra i vicoli stretti di san pellegrino.
la mia città.
quella che amo.
quella che rivedo nei frantoi di pianoscarano e delle pietrare, quando si andava a prendere l’olio e il padrone del frantoio aveva una scatola di sale marino e una pagnotta di pane sempre pronta per far assaggiare l’olio che usciva dalle presse e dalle centrifughe.
notti passate con il piacere del sapore di campagna sulla lingua, mischiato all’odore di nazionali senza filtro degli operai e dei contadini che si sporcavano le mani con i sacchi pieni di olive.
oggi tutto mi ricorda che viterbo era anche questo. era genuina propensione al sacrificio ed al lavoro. era un pezzo di vecchia etruria abitata da discendenti definiti “burini” dai capitolini e fieri di esserlo.
continuo a camminare fra le vie pulite del centro, fra i cestini e portaceneri nuovi, fra badanti russe e spicchi d’aglio venduti dai cinesi. si sentono le urla dei venditori napoletani di abiti usati, invocano folli sconti e regalano sorrisi macerando sigarette fra le labbra.
trovo sempre meno indigeni fra i banchi, vedo sempre una mia vecchia compagna di scuola delle medie che ha un banco al mercato e non ho mai il coraggio di salutarla. il sacrario vive di suoni e di colori oggi. è meraviglioso anche se un pizzico di malinconia mi ricorda mia nonna ed il porchettaro del mercato che gli dava il pacchetto fatto di carta straccia. un indiano mi sale su un piede e mi chiede scusa nella sua lingua, gli sorrido e mentre vado verso le poste un ragazzo che ha fatto sega a scuola mi “intruppa” (come avrebbe detto mio nonno) e nemmeno si volta a guardare il risultato della sua maleducazione.. guardo la piazza ed il mercato mentre salgo verso il comune. è tutto pulito, è sabato mattina. sono a piedi, non piove e mi godo il sole anticipato in un febbraio qualunque. la torre con l’orologio si fa fotografare con uno sfondo immenso di cielo azzurro.
torno a prendere la mia auto e mentre mi infilo nel traffico penso ai miei due zii, quelli che avevano fatto la guerra che quando dormivo a casa di mia nonna, mi portavano in falegnameria la mattina a fare colazione e con i trucioli di legno della pialla e della levigatrice, accendevano un piccolo fuoco sul pavimento di ardesia. prendevano un pezzettino di legno e mettevano a scaldare due salsicce che sudavano unto da poggiare su una rosetta tagliata per l’occasione. avevo 8 anni.
ho vissuto una vita cercando di tornare in questa città, perchè adoro il suo profumo senza mai sapere chi fossero guelfi e ghibellini. sapendo solo che avevano fatto le mura che regalano alla città una identità definita..
sono nel traffico ed il profumo di botti e di muffa delle cantine è scomparso.
vado verso il mio quartiere. lo chiamano quartiere dormitorio. quando sono tornato qui non era così. era bello. era sano. ci passo da una delle due vie che consentono l’accesso, passando sotto un ponticello di una ferrovia che ormai pochi usano. diecimila persone confinate su due ingressi alla viabilità ordinaria, o tramite una rotatoria (di cui ancora si discute, sulla teverina) e tramite questo tornante stretto sotto il ponte della ferrovia. ci sono immondizie ovunque. sono passato da un minuto su un viale dove prima c’era un giardino, accanto le scuole dell’ellera. ci andavo a prendere il sole mentre aspettavo mio figlio che usciva da scuola. c’erano le panchine. adesso è solo fango.
sono passato in via ticino, e non ho fatto a meno di notare ciò che c’era a terra, in via dora baltea.. stessa cosa.
vi scrivo perchè la malinconia lascia il posto alla rabbia e perchè ormai nessuno di noi pensa più al valore comune, alla identità che dovrebbe renderci fieri e combattivi di fronte ad un simile scempio.
vi allego le foto di questa mattina.
sotto un cielo azzurro, pensando al panino con la salsiccia cotto sul pavimento di ardesia.



la mia Viterbo..

l’altro ieri c’è stato un incidente che ha bloccato per tutta la giornata e la notte seguente l’intero traffico della città. Su un sito locale venivano riportate le notizie circa il blocco del traffico e la rimozione finale della cisterna. Nel contempo, ancora una volta, sullo stesso sito locale, venivano rivolte urbane proteste circa lo stato di degrado nel quale versa questa magnifica cittadina. Ancora una volta, l’assessore all’ambiente ed ai lavori pubblici Arena, rispondeva in malomodo a chi dimostrava dissenso. ho provato a rispondere al giornale ed insieme ad altri tre, siamo stati pubblicati integralmente sulla testata.
Il testo delle nostre risposte è questo