auguri per il nostro compleanno!

una delle soddisfazioni più grandi della mia vita è arrivata da questo filmato. un pò perchè conosco il “maestro” che ha ripreso le immagini e le ha montate (è uno dei miei migliori amici di vita e di avventura), un pò perchè anche io compaio in alcune delle immagini e delle situazioni contemplate ed un pò perchè ho scritto personalmente il testo ed ho messo la mia voce al servizio del risultato.

ieri, prima del debriefing fatto dal mio Comandante, a seguito della cerimonia pubblica, uno di noi ha fatto partire questo video nell’aula dove tenevamo la riunione e dopo il silenzio della proiezione è arrivato un applauso spontaneo. una soddisfazione enorme perchè subito dopo alcune delle persone che conosci da una vita e che mai avresti pensato potessero emozionarsi di fronte alle tue parole ed alle immagini di routine, sono venute per complimentarsi e per condividere la loro emozione.

come ho scritto ieri: sono fiero di conoscervi, di partecipare, di vivere e scoprire insieme a voi quello che il mondo ci riserva..grazie a tutti voi. un basco azzurro.

la FERRARI FF vola a 2350 metri

fierissimo di appartenere alla famiglia dei “camionisti”, considerando che sul “camion” che ha trasportato la nuova ferrari, ci abbiamo trasportato (in randomica successione): pane,  caprioli, mucche, generatori, container, secchielli con acqua, tonnellate di zafferano, colleghi, veicoli di ogni genere, gommoni, e tanto tanto altro..

questo è il mio lavoro..

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dopo tanto tempo ho ritrovato su youtube i filmati di un servizio che abbiamo fatto per Pianeta mare di Rete 4.

in questi due video si vede una parte del nostro lavoro. non sono menzionate le attività all’estero ma comunque offre una panoramica dell’impiego con il CH-47 Chinook
 
 
 
 
questo è un videoinvece che racconta una delle tante..

buonanotte alessandro…

una canzone di newton faulkner mi accompagna nel mio piccolo mondo fatto di un letto che inizia a profumare di pelle e non di bucato. si chiama “teardrop”.. è il rifacimento di una vecchia hit dei massive attack. bellissima.
la voce mi avvolge come una coperta leggera, come un bicchiere di armagnac di fronte al camino…
oggi è piovuto.
per la seconda volta in un anno..
l’acqua ticchettava sul tetto di plastica del container. svegliarsi presto e vedere l’ocra diventare marrone. marrone e grigio senza soluzione di continuità.
dopo due ore, ho visto di nuovo il mondo sotto la polvere.
ho visto la polvere scoprire le vette delle montagne verso il selseele ye.
la valle dell’harirud era coperta da un velo altissimo di strati e sotto invece un turbinio di limo sospeso.
litometeore le chiamano. si infilano sotto le labbra, entrano nei denti. raschiano il morso. fanno sputare. fanno star male in un paio di giorni.
cime bianche in lontananza, domani dovrebbe piovere di nuovo.
mi sono trovato a scrivere per avere un pò di ricordi da organizzare. per poi tornare a paragonare ciò che a volte disprezzo, che rinnego.. e che invece amo da impazzire. il mio PAESE.
ci ho pensato prima di dormire, mentre la sigaretta spenta sul vecchio barattolo di pelati usato come portacenere diventa polvere da sollevare con il prossimo vento. ho pensato che fra qui ed il letto di mio figlio c’è lo stesso cielo.
le stesse stelle.
ho pensato che avrei voluto vederlo di nascosto suonare la sua chitarra..
ho pensato che oggi il sole che si nascondeva dietro le nubi qui era lo stesso che faceva brillare di verde le mie montagne.
ho pensato che gli avrei dato la buonanotte come ogni sera..
ho pensato che era ora di dormire..
buonanotte figlio mio.. sotto le nostre stelle.

>la sedia ed il piatto vuoto

>una giornata di nubi e di cielo sempre grigio, polvere in sospensione, facce nascoste dall’elmetto che si si susseguono sotto le pale dell’elicottero.
208 persone.
tutte sanno chi sono. tutte hanno ricevuto il breifing. tutte hanno ascoltato quello che il capitano doveva dire loro. 208 persone sanno chi sono.
ed io..
non avrò nulla da ricordare. non un viso, non un nome, non un sorriso, nessuna storia, nessun particolare.
solo numeri, solo peso, solo kili da trasportare. solo facce sotto elmetti.
come la sedia vuota con il piatto apparecchiato nella mensa di farah, in memoria dei caduti. solo una sedia ed un piatto vuoti.

sono arrivato stanco… nel mio container grigio come le nuvole di oggi. forse il mal di schiena accentua la malinconia. la schiena ancora urla e la mattina è come alzarsi da un letto di patatine che scrocchiano.

208 persone.
mi incontreranno e mi saluteranno con più foga solo perchè sanno che ero il pilota che li ha portati in volo.

ho acceso l’ipod. c’era una canzone degli U2, si chiama MLK. la voce di Bono mi ha avvolto come un abbraccio.
ho sentito il naso che iniziava a pizzicare. ho pensato a quando parlavo a mio figlio che mi dormiva sul petto, appena nato.
ho pensato alla gioia che può regalare un ritorno a casa.
ho pensato a tutti quelli che erano passati sotto il mio sguardo oggi e che magari potevano pensare le stesse cose.
sono uscito a fumare.
ho visto una luna leggera sotto un manto di nuvole.
ho pensato che la stessa visione la poteva vedere mio figlio che non dorme più sul mio petto..
ho pensato ad un anno e due mesi in questa terra ed alla ninna nanna che cantavo per farlo smettere di piangere..

Sleep
Sleep tonight
And may your dreams
Be realized
If the thunder cloud
Passes rain
So let it rain
Rain down him
So let it be
So let it be

>la prima volta a qalenaw

>
la pista è piena di persone, arriviamo da sud per portare rumore sulla valle ocra di sole e polvere. appena scendiamo dall’elicottero troviamo ad accoglierci un piccolo gruppo di bambini che discretamente sono sul bordo del piazzale e ci guardano come alieni. hanno smesso di rincorrersi e sono silenziosi vicino le recinzioni. in pochi passi ci avviciniamo con il consenso degli spagnoli che presidiano l’apron. 6 occhi ci colgono di sorpresa. sono azzurri. 2 bambine ed un bambino piccolissimo. sorridono al nostro saluto. sono i più vicini. zefferino, il vecchio pilota si intenerisce e dice: io li voglio salutare. và oltre le recinzioni. si avvicina lentamente. una delle bambine sembra terrorizzata. le mani al viso. l’altra aspetta, il bambino invece non ha paura. zefferino fa altri due passi e silenziosamente si china per dare la mano al piccolino. lui tentenna. poi si avvicina.. ho la macchina fotografica con me. faccio in tempo a fermare il momento. scatto. il rumore della reflex non li disturba. dopo pochi secondi gli occhi azzurri del bambino si rilassano sul viso di un pilota dai capelli bianchi. la mano si tende. zefferino si gira verso di me e mi dice.. é meraviglioso. anche il mio cuore si ferma. spengo la macchina fotografica e mi godo il sole e la polvere.. guradando 6 occhi azzurri che sorridono ad un uomo venuto da lontano.

>ancora 11 giorni

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volevo fare un sacco di cose oggi. ma mio suocero è più rapido di me. mi dice di prendere le mie cose e di andare a prendere un pò di pioggia in campagna.
forse ho fatto bene.
il mio umore è come il cielo di oggi.
colorato come un barattolo di antiruggine, a metà fra il marrone ed il grigio scuro.
invece ho trovato la linfa della mia vita. c’era il silenzio, quello che ti fà sentire il vento e i rami che sbattono fra loro. c’erano cani che si rincorrevano tra i latrati. c’era una piggia sottile ma non era freddo.
la pioggia rende tutto umido e appiccicoso ma è come una liberazione se vuoi pensare ad un “non luogo” che ti aspetta. ti lava via i pensieri. i rami degli alberi ti rovinano le mani, senti piccoli tagli e le mani sporche di ogni genere di umore. ma più sono sporchi i palmi delle mie mani, più diventa libera la mia mente.
è l’effetto della fatica e della natura. senti che sotto il poncho il sudore ti bagna la schiena, senti che la schiena guaisce come cani intorno. sporco, bagnato.. ma ti senti libero.
felice.
felice per avere un pezzo di mondo solo per te.
felice per respirare solo aria e non macinare pensieri.
felice di vedere tua moglie che arriva come la cavalleria e ti porta un pezzo di pizza calda..

dicono che le persone semplici sono sempre felici…
forse perchè vivono di fatica, forse perchè vivono di natura. o forse perchè non hanno paura di perdere nulla..
io non ho moltissimo. quello che ho me lo sono sempre sudato. ma adesso ho paura di perdere tutto..
è una sensazione che si descrive a fatica.
è come quando arriva tuo figlio a casa e tu lo baci nonostante sia più alto di te, lui ti guarda ride e ti dice: “..zo vuoi?”.
è come quando prendi le mani di tua moglie e sono più calde di quanto ti aspetti.
è come quando vai controvoglia sotto la pioggia ed invece ti senti bene a diventare zuppo.
è come quando passi fra i borghi e noti le cose che prima non avevi mai notato. la legna sotto le scale, i camini che fumano, le nonne con i nipoti che vanno a predere il pane. il pane fresco e pieno di farina. il caffè del bar che non avevi mai notato. i signori di una certa età che parlano fuori dal bar tra sciarpette dai colori improponibili e coppole di lana.

percezione. è come aumentata. ingrandita, esposta ad un giudizio e ad un processo di elaborazione dati più rapido.
mi accorgo di saltare a piè pari dei pensieri..
non seguo la stessa logica di sempre.
mi accorgo che alcune cose mi toccano e prima nemmeno le notavo.
stò diventando vecchio..
già.. mi piace fare la pipi in mezzo ai boschi, e sentire l’acqua che scivola sulle guance, vedere il giaccone impregnato di gocce..stò diventando vecchio.

poi torno verso casa..

in fondo cosa sono? 5000 km, 2 mesi….
quanto ancora?
11 giorni..