Viterbo fontana del boia.

Oggi sono tornato a Viterbo. Uscendo dalla superstrada, provenendo da Vetralla ero dietro ad un’auto con la targa gialla. Olandesi, si sono fermati di fronte a me.
Marito, moglie e due bambini.
Il marito ha indicato dal finestrino la prima cosa che si incontra.
Una fontana, fatta di pietra antica, con acqua che esce da un piccolo tubo di acciaio.
Assuefatto al brutto, non ci ho fatto caso.
Gli stop accesi della macchina di fronte mi hanno dato il tempo di osservare.
E’ la prima cosa che si incontra dopo lo svincolo di uscita.
E’ il nostro biglietto d’ingresso.
E’ La fontana del boia.
La leggenda dice che la casetta vicina era la casa del boia e pare che l’uomo si fermasse in questa fontana a sciacquare gli attrezzi del mestiere.
Incuteva terrore.
Attualmente sembra provochi solo pena.
Questa forse sarà l’ennesima segnalazione ma non potevo non fermarmi e scattare delle foto.
Mi chiedo sempre come si possa tollerare situazioni simili, come si possa denigrare, martoriare parte della nostra terra in questo modo.
E’ dove viviamo.
Quella fontana è il posto dove i nostri avi hanno lavorato, sudato, bevuto, dove magari si sono dati un bacio fugace prima di accompagnare la donna che amavano.
Forse loro sapevano ancora il significato di amore.
Oggi questo termine è associato a tutto meno che alle nostre radici e forse ci meritiamo questo biglietto da visita.
dimenticavo..  ci vorrebbe di nuovo il BOIA!!!
benvenuti a Viterbo!

La libertà di gridare.

Stamattina presto ho letto l’ennesimo articolo sullo spread e sulla finanza europea. Subito dopo mi sono immerso nella lettura, meno catastrofica, di una realtà locale. Ho passato le dita sul trakpad , viaggiando virtualmente fra un posto e l’altro, e sono arrivato al quartiere di Villanova, a Viterbo.
Dopo aver letto la pagina, ho scritto impulsivamente, o forse compulsivamente,  un commento sul forum che a breve verrà moderato dall’amministratore. O forse no.

Ebbene, a te, amministratore che moderi i commenti dei lettori, chiedo una cosa: uomo o donna che tu sia, qualunque sia la tua estrazione sociale, politica, culturale, permettimi di arrivare direttamente sulle parole scritte, senza limitazioni, premettimi di gridare sul serio.

Permetti l’urlo, la rabbia, permettici la violenza delle parole, delle emozioni, dacci lo sfogo virtuale, dacci un muro su cui disegnare piselli e parolacce, perchè altrimenti il lettore e/o le persone che vedranno, continueranno a sopire istinti, continueranno a frustrarsi ogni giorno con quelle immagini di quotidianità che possono  colpire, frustrare, intristire, maledire, ghettizzare, deviare.

Moderatore che leggi i commenti, lascia che la forza delle idee sia sincera, sia reale, sia quella deputata a sfornare un sentimento, positivo o negativo non importa, lascia che sia libertà assoluta, quella che ormai non possediamo più, quella che dopo aver fatto una vita da “libero”, senza mai un debito, mi costringe a pagare quello fatto da altri. Gli stessi altri, in cravatta, con la bocca piena di avverbi che sono sempre li, a pontificare, a ordire, a commentare il lavoro di altri che han cercato di fare ciò che non hanno fatto loro.

Permettici la diatriba, la controversia, la disputa, il rigetto e il vomito di fronte a questo e a quello, permettici di litigare sul nome o sullo pseudonimo, permettici di idealizzare un deficiente e una persona valida, dacci la possibilità di leggere tutto, le idee, i “vaffa”, le esternazioni dei protettori o di quei sofisti della parola che ci racconteranno “la rava e la fava” come al solito. Dacci la possibilità di arrivare dritti al punto, senza passare per le tue notti insonni o dai tuoi tempi tecnici.
E forse, da quelle parole, da quei termini così crudi e barbari, magari potrà sorgere un’idea.

Un fiore in mezzo al letame..

Noi di questo abbiamo bisogno, di una nota di colore nel nero sporco di una città bellissima, depredata, martoriata da vigliacchi notturni e da reggenti stantii. Abbiamo bisogno di una speranza che attualmente non troviamo, abbiamo bisogno di essere rifondati, ad iniziare da noi stessi. Abbiamo bisogno di dormire abbracciati a qualcuno, qualcuno che ci prenda per mano e ci faccia capire che magari cambiare è possibile e che un giorno un giardino sarà degno di questo nome.

l’anarchia regna in questa ridente (piangente) città..

Coat of arms of Viterbo

Image via Wikipedia

Dopo le ennesime pulizie di oggi a Viterbo, quelle con il gruppo di volontari creato su Facebook di “Viterbo pulita” ho scritto ad un giornale sperando in una pubblicazione (che non avverrà mai).

Egregio direttore, la ringrazio sentitamente ancora per i giornalieri articoli che lei ed il suo giornale continuate a proporre sull’effettivo e tangibile degrado cittadino.  Come lei ben conosce, ho sollevato tempo addietro la questione della pulizia della città ma ora, a distanza di diversi mesi da quel giorno, mi rendo conto della difficoltà immane che il mio carattere di “sognatore” si trova ad affrontare.  Le racconto le avventure di oggi ennesima giornata messa a disposizione della comunità (non perchè voglia rinfacciare ma solo per farle notare il mio intimo convincimento) in quel di valle Faul. Insieme ad un manipolo di coraggiosi, in magliette bianche e guanti ci siamo radunati alle 10,30 sotto la statua del “risveglio” di Seward Johnson a valle Faul. Sotto un caldo infernale abbiamo subito iniziato a pulire la parte bassa sotto il costone   verso via San giovanni Decollato. Ho scoperto che sotto le siepi e vicino alle scalette che salgono dal prato, da questa area verde verso via San. Giovanni Decollato la gente fa sesso e lo fa spesso accompagnandosi all’alcool (i rifiuti purtroppo in qualità e quantità non mentono).

Quindi ho già ricevuto la prima lezione: quando mi fermo per ammirare la parte posteriore del palazzo papale appoggiato al muretto della strada del noto ristorante che prende il nome dagli ospedali del medioevo, devo fare attenzione perchè qualcuno magari può uscire dalle siepi credendomi un guardone e gonfiarmi di botte o tirandomi delle bottiglie di birra (ne ho raccolte lungo le scalette una decina compreso una bottiglia di spumante di pessima qualità in verità). d’altronde si sà, l’alcool facilita la comunicazione e toglie i freni inibitori. Vi ho avvisato. Dopo aver constatato che la parte posteriore del parco (quella più a ovest) era una sorta di tappeto per fachiri, abbiamo raccolto tutti i pezzi di vetro che abbiamo incontrato e mi pare di aver capito un’altra cosa. Testimonianze indicano un gioco nuovo, quello di tirare in aria le bottiglie di birra finche queste ultime non scoppiano sonoramente al suolo. Vi ho avvisato.

Ah dimenticavo, allego una cartina con i dettagli.

Camminando sul prato abbiamo nel frattempo incontrato un tombino aperto e pericolosissimo (anche se pieno di immondizia) nei pressi della fontanella (sulla cartina nel posto contrassegnato da una A), un altro buco aperto e pieno di immondizia in mezzo al prato (sulla cartina, B). Dopo aver “schiumato” per circa un ora e mezzo abbiamo detto.. andiamo verso il centro ci prendiamo qualcosa da bere (mia moglie era prossima ad un colpo apoplettico e anche noi eravamo paonazzi). Ci siamo mossi verso piazza Martiri d’Ungheria dove c’era il mercato e una ragazza con noi ci ha detto.. venite vi faccio vedere una cosa. L’abbiamo seguita su per le scalette che portano dal sacrario a via dei magliatori,  sulla destra(guardandola) della vecchia stazione degli autobus (sulla cartina C).

Lo spettacolo che si è presentato davanti ai nostri occhi è stato qualcosa di incredibile.

Un gruppo di ragazzi (non viterbesi) di cui uno in evidente stato di ubriachezza, era seduto sul muretto e conversava tranquillamente. dietro di loro, fra le aiuole c’era un vero e proprio scempio, circa 80 bottiglie di birra vuote fra l’oleandro, carta, preservativi, sigarette, canne, pannolini buste con scarpe, vomito.. Ua ragazza con un infante in mano lo ha cambiato ed ha buttato il pannolino in mezzo agli oleandri. Abbiamo chiesto cortesemente se potevano togliersi un attimo che avremmo pulito. Mi sono sentito un verme. Ho avuto un attimo di vera depressione, di totale e profondo avvilimento. Quei ragazzi erano tutti dello stesso paese. Erano uniti. Nel bene e nel male. Ma noi, io, voi, tutti i viterbesi che vivono, mangiano, giocano e parlano del più e del meno per le strade non abbiamo più un briciolo di quel senso di appartenenza, di quell’orgoglio dei nostri padri. Noi non riusciamo più ad essere uniti ed è il motivo per cui uno scempio simile viene tollerato, viene normalizzato. Mi chiedo se i signori con “l’apetto” numerato di quella compagnia così demotivata che si occupa di decoro urbano ha mai visto quel luogo (NdA: CEV).  Mi sono sentito uno schiavo a casa mia. Mi sono sentito un essere di secondo livello, uno della casta indiana degli “shudra”, un cittadino di secondo ordine. Questo perchè provavo vergogna e pena per me e per i miei amici intorno mentre chi era li lo viveva come una condizione assolutamente normale. Quindi siamo noi gli anormali.  

Mentre scendevamo con i nostri sacchi pieni di ogni orribile pattume un signore (giusto definirlo tale?) ha parcheggiato sulle strisce pedonali. Ha bloccato il traffico. Anche lui straniero. Cercavo di telefonare al CEV mentre guardavo il cartello che definiva il numero telefonico della stessa compagnia e che recitava “chi abbandona rifiuti commette un reato”… nel frattempo alcuni dei miei amici facevano notare al signore sulle strisce che le vigilesse avrebbero potuto sanzionare. Lui ha fatto spallucce e ha risposto che tanto erano impegnate.. Ho lasciato perdere. AL CEV c’era la segreteria telefonica, stavo sudando come non mai e ero veramente afflitto. Ho avuto la sensazione di aver perso, di aver perso tutto. anche la fiducia in me stesso. non parliamo poi di quella che ripongo verso chi amministra questa città.  Sono tornato verso la macchina.  Mi sono reso conto che accanto l’asilo nido verso via dei magliatori fanno sesso. Non sono un bacchettone ma spero solo che lo facciano almeno quando i bimbi non ci sono.

Benvenuti a Viterbo. Come in italia, un posto dove tutti fanno come vogliono, nessuno ne paga le conseguenze e contemporaneamente non succede una rivoluzione.

ancora su Viterbo

Domenica 11 settembre. E’ stato un anniversario triste per una buona parte del mondo considerato civile. Eppure anche in una giornata come questa (vds. post precedente) sono riuscito a trovare qualcosa che mi ha regalato gioia. Ieri infatti, insieme ad un manipolo di persone comuni trovate su internet, ci siamo trovati in un punto specifico della nostra città ed abbiamo raccolto quei segni di “Civiltà” che, persone reputate “civili”, lasciano sul pubblico suolo. Insomma abbiamo raccolto  monnezza altrui, visto il degrado del posto in cui viviamo. Ripeto spesso che  lo scopo iniziale era quello di dare un esempio alle persone, ai giovani, ai politici, agli amministratori cittadini. Dire a chi osserva che, a questa città, noi ci teniamo.

Forse, in termini di comunicazione, gli orari e le modalità potrebbero essere sono sbagliati ma lo spirito e la voglia che caratterizza queste persone è quanto di più encomiabile io possa trovare. Tanto per iniziare alcune di queste persone non sono di Viterbo. Alcuni romani, alcuni napoletani, insomma persone che hanno scelto di vivere qui. Anche mia madre, 70 anni, forse più per convinzione che per dare suppporto ad un figlio un pò folle, e una vecchia amica di un altro quartiere. Mi ha fatto un enorme piacere. Come parlare con loro mentre si suda e si raccoglie il frutto di ignoranza e menefreghismo generalizzato. La gioia più grande è vedere il risultato e gli sguardi di persone comuni che passando ti chiedono informazioni sul motivo e sul perchè (anche se sul perchè c’è poco da dire).

Ancora più grande la gioia nel leggere stamattina, sul sito internet che ormai è lo specchio della nostra città e che raccoglie tutte le segnalazioni di cittadini infuriati, la lettera di un signore che ha notato ciò che facevamo.

Sono contento di aver avuto la possibilità di conoscere queste persone. Sono contento di vedere che di “anormali” ce ne sono ancora tanti (già perchè i “normali” oggi sono quelli che sporcano), sono contento di esser stato poi al sole e di fronte ad un caffè con persone mai viste prima e con il quale parlavo come se ci fossimo sempre conosciuti.

C’è tanto da fare. Almeno dal mio punto di vista. Basta leggere qui e qui per capire che esempi di scempio giornaliero sono praticamente invisibili a chi di dovere. Stamani parlavo con altre persone di quale sia la forma più corretta per risolvere questo problema.

Pulire o punire?

Ho replicato dicendo che potrebbero servire entrambe le forme qualora ci fosse un Servizio dedicato. Purtroppo l’evidenza denota che l’amministrazione Comunale è fallace in entrambi i casi.

Quindi, non rimane che pulire.

Viterbo pulita! Speriamo sia solo l’inizio!

appena rientrato trovo l'articolo su Tusciaweb.eu

ore 6,56. il tuono mi sveglia dal sonno prodotto da una serata di bagordi tra amici. l’aria fresca del mattino e l’odore di polvere bagnata sono come uno schiaffo amplificato dallo spavento per il rumore prodotto dal temporale.

nooooo!!! doveva suonare fra poco la sveglia! mi ha rubato 4 minuti. poi realizzo che la pioggia, su base statistica oggi non sarebbe dovuta scendere.

realizzo anche che lo spirito civico è solubile in acqua.

noooo!!. che jella. stamattina avremmo dovuto pulire il quartiere, per la prima volta, con l’aiuto delle stesse istituzioni comunali che a causa di qualche “problemino” di bilancio, hanno un pò abbandonato i quartieri ma si sono messe in prima fila per dare una mano… ho “messo su” (passatemi il viterbesismo esasperato) un casino inimmaginabile per un “umano” e stamani cosa fa? Piove!

Penso che arriverò al luogo dell’appuntamento da solo.. e con il conforto e qualche usuale “cazziatone” di mia moglie che mi segue anche in questa ultima follia, arrivo al punto di ritrovo. Piove ancora ma con minore consistenza.

Alle 8 in punto sono da solo con un una signora che parcheggia e che ha scritto in faccia che è qui per me.. anzi per Viterbo. La fisiognomica non è mai stata riconosciuta come scienza esatta ma stavolta colpisco nel segno. Dopo il caffè al bar torno e siamo già 5 di cui 2 giornalisti. Sono terrorizzato.. e adesso?

inizio ad avere paura che tutto si trasformi in un megaflop.

Piano piano arrivano altri e compaiono, in mano al presidente dell’associazione Santa Barbara, le magliette che ho ideato, che Marcosano ha fatto stampare e che il Sindaco ha pagato di tasca sua.

Alle 8,20 siamo 13 e altri stanno arrivando.

Il sindaco arriva con l’abito in macchina perchè poi dovrà andare a sposare in comune. Si mette a torso nudo e si infila la maglietta di Viterbo pulita di fronte a tutti. Io uso la sacrestia della chiesa sperando di non spaventare gli astanti e nemmeno il crocifisso con la mia schiena da orso.

Fra due chiacchiere da bar, arriva anche il pulmino del CEV che ci fornisce un po’ di materiale (che comunque avevo portato anche da casa).

Mi sento tanto Paperino in una delle punizioni inflitte da zio Paperone.

Eppure sono felice, sotto il sole umido di una mattina di luglio, con in mano un bastone con un chiodo all’estremità per raccogliere l’immondizia auto-costruito fregando il nastro adesivo dalla cassetta dei lavori di mia moglie.

Adesso c’è il sole e l’umidità tende ad attaccare la maglietta al corpo e a far sentire il caldo vero e non quello da agitazione. Iniziamo a raccogliere i segni dell’inciviltà e mi rendo conto che arrivano altre persone. Sotto le panchine del parco giochi di fronte alla chiesa ci sono centinaia di carte di gomme e di caramelle, segno che le mamme e i bambini non si curano affatto dei prodotti di scarto che producono. Come tutti in Italia d’altronde.

Mia moglie trova un freno a disco mentre una signora con il cane ci chiede se si può aggregare.

Un signore con una carrozzina elettrica, non potendo aiutarci con le gambe, fa da spola con i rifiuti sui cassonetti e porta le magliette ai nuovi arrivati. Si aggiungono un padre e due bambini, un dottore, un colonnello in pensione, e 4 ragazzi. Siamo a regime una trentina e ci muoviamo per via Biga di Castro. Una signora applaude dal 4 piano di via santa barbara e ci dice: “braviiii!!!”. Gli faccio cenno di scendere e lei dall’alto mi dice: “c’ho ‘l sugo sul foco..”

Che meraviglia!

Passa una persona ed apostrofa l’assessore in malo modo. Capisco che non ha capito nulla di ciò che succede e di ciò che facciamo. Penso che, per fortuna, le persone che non hanno collegamenti fra cervello e lingua sono poco mattiniere. MI spiace ci siano comunque episodi simili di fronte a sforzi, atti e volontà estremamente positivi.

ESEMPIO. Questo è quello che dovremmo produrre, nei confronti di tutti. Anche di quel personaggio che passando sfoga la sua rabbia su una persona che in quel momento avrebbe potuto godersi la famiglia e che invece raccoglie merda dalla strada.

Non ha capito nulla. A volte capita..

La rabbia si combatte con la calma e l’ignoranza con l’esempio.

Lo scempio del parco su via della Biga di castro in 10 minuti si assottiglia e si miscela con l’odore della paglia bagnata per poi finire nei cassonetti della piazza di fronte.

“Quelli del comune” (assessori e consiglieri con la fronte sudata e con le mani sporche) prendono appunti su alcuni difetti e cose da sistemare e ne annotano diverse. Io, nel frattempo, li osservo di sottecchio.

Alle 10 in punto come promesso, ci spostiamo a fare colazione. Colazione pagata da Marcosano, Arena, Sabatini.

Facciamo amicizia con i presenti, ci scambiamo mail, numeri di telefono e pagine web. Si parla del più e del meno, di figli e di nipoti, di conoscenti comuni e di aspettative per il futuro. Sabato mattina magnifico.

A prescindere dai risultati, dalla politica, dai villani e dagli scortesi.

….magnifico a prescindere…

link alla galleria di immagini , alla nota ufficiale del Comune e qui siamo finiti su Repubblica!!

ricordi confrontati

il sole splende in un cielo limpido, velato di sottilissimi cirri che ne riempiono delle piccole porzioni mantenendo azzurro tutto il resto.
è sabato.
il sabato del mercato, il sabato che mia nonna usava per prendere un pezzettino di porchetta da condividere con due zii scapoli che avevano fatto la guerra e che vivevano con i miei nonni, aiutandoli in una piccola falegnameria di via del ponticello.
sotto il cielo azzurro mi compaiono i loro visi, ricoperti di rughe e le loro mani piene di tagli e di calli, abituate alla fatica ed agli attrezzi.
il centro della mia città è sotto la luce che preferisco, quella che nasconde ogni piccola particella di umidità in sospensione e che rende tutto limpido sotto. i muri e gli stucchi delle case sono vividi e l’ombra che si staglia fra le costruzioni e nera come la pece. i contorni delle finestre, le parti di peperino sono definite in ogni piccolo difetto, si sente l’odore del tufo e delle cantine fra i vicoli stretti di san pellegrino.
la mia città.
quella che amo.
quella che rivedo nei frantoi di pianoscarano e delle pietrare, quando si andava a prendere l’olio e il padrone del frantoio aveva una scatola di sale marino e una pagnotta di pane sempre pronta per far assaggiare l’olio che usciva dalle presse e dalle centrifughe.
notti passate con il piacere del sapore di campagna sulla lingua, mischiato all’odore di nazionali senza filtro degli operai e dei contadini che si sporcavano le mani con i sacchi pieni di olive.
oggi tutto mi ricorda che viterbo era anche questo. era genuina propensione al sacrificio ed al lavoro. era un pezzo di vecchia etruria abitata da discendenti definiti “burini” dai capitolini e fieri di esserlo.
continuo a camminare fra le vie pulite del centro, fra i cestini e portaceneri nuovi, fra badanti russe e spicchi d’aglio venduti dai cinesi. si sentono le urla dei venditori napoletani di abiti usati, invocano folli sconti e regalano sorrisi macerando sigarette fra le labbra.
trovo sempre meno indigeni fra i banchi, vedo sempre una mia vecchia compagna di scuola delle medie che ha un banco al mercato e non ho mai il coraggio di salutarla. il sacrario vive di suoni e di colori oggi. è meraviglioso anche se un pizzico di malinconia mi ricorda mia nonna ed il porchettaro del mercato che gli dava il pacchetto fatto di carta straccia. un indiano mi sale su un piede e mi chiede scusa nella sua lingua, gli sorrido e mentre vado verso le poste un ragazzo che ha fatto sega a scuola mi “intruppa” (come avrebbe detto mio nonno) e nemmeno si volta a guardare il risultato della sua maleducazione.. guardo la piazza ed il mercato mentre salgo verso il comune. è tutto pulito, è sabato mattina. sono a piedi, non piove e mi godo il sole anticipato in un febbraio qualunque. la torre con l’orologio si fa fotografare con uno sfondo immenso di cielo azzurro.
torno a prendere la mia auto e mentre mi infilo nel traffico penso ai miei due zii, quelli che avevano fatto la guerra che quando dormivo a casa di mia nonna, mi portavano in falegnameria la mattina a fare colazione e con i trucioli di legno della pialla e della levigatrice, accendevano un piccolo fuoco sul pavimento di ardesia. prendevano un pezzettino di legno e mettevano a scaldare due salsicce che sudavano unto da poggiare su una rosetta tagliata per l’occasione. avevo 8 anni.
ho vissuto una vita cercando di tornare in questa città, perchè adoro il suo profumo senza mai sapere chi fossero guelfi e ghibellini. sapendo solo che avevano fatto le mura che regalano alla città una identità definita..
sono nel traffico ed il profumo di botti e di muffa delle cantine è scomparso.
vado verso il mio quartiere. lo chiamano quartiere dormitorio. quando sono tornato qui non era così. era bello. era sano. ci passo da una delle due vie che consentono l’accesso, passando sotto un ponticello di una ferrovia che ormai pochi usano. diecimila persone confinate su due ingressi alla viabilità ordinaria, o tramite una rotatoria (di cui ancora si discute, sulla teverina) e tramite questo tornante stretto sotto il ponte della ferrovia. ci sono immondizie ovunque. sono passato da un minuto su un viale dove prima c’era un giardino, accanto le scuole dell’ellera. ci andavo a prendere il sole mentre aspettavo mio figlio che usciva da scuola. c’erano le panchine. adesso è solo fango.
sono passato in via ticino, e non ho fatto a meno di notare ciò che c’era a terra, in via dora baltea.. stessa cosa.
vi scrivo perchè la malinconia lascia il posto alla rabbia e perchè ormai nessuno di noi pensa più al valore comune, alla identità che dovrebbe renderci fieri e combattivi di fronte ad un simile scempio.
vi allego le foto di questa mattina.
sotto un cielo azzurro, pensando al panino con la salsiccia cotto sul pavimento di ardesia.



la mia Viterbo..

l’altro ieri c’è stato un incidente che ha bloccato per tutta la giornata e la notte seguente l’intero traffico della città. Su un sito locale venivano riportate le notizie circa il blocco del traffico e la rimozione finale della cisterna. Nel contempo, ancora una volta, sullo stesso sito locale, venivano rivolte urbane proteste circa lo stato di degrado nel quale versa questa magnifica cittadina. Ancora una volta, l’assessore all’ambiente ed ai lavori pubblici Arena, rispondeva in malomodo a chi dimostrava dissenso. ho provato a rispondere al giornale ed insieme ad altri tre, siamo stati pubblicati integralmente sulla testata.
Il testo delle nostre risposte è questo