grazie…

E niente.. volevo ringraziarvi tutti.
Ieri sera è successo qualcosa di straordinario, almeno per me, qualcosa che non si può descrivere a parole. Ci provo, provo ad organizzare le emozioni che non mi hanno fatto dormire con la tastiera, sperando di non scrivere castronerie. In primis: è stato bellissimo.
Io, ieri sera, ho ritrovato un briciolo di speranza.
Si, la speranza. Continua a leggere

Il mondo a parte

Schermata 2017-07-05 alle 07.03.57Sarebbe la prima volta.
Sia per chi ha deciso di utilizzare quel luogo come un posto dove si racconta qualcosa, dove si conosce e ci si conosce per il tramite di un tema comune, sia per me, quel signor Bigaroni che vive al terzo piano, di fronte ad un’opportunità, singolare, specie per uno che non divulga per mestiere e che, di mestiere, ne fa davvero un altro.

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ricordi di un sorriso in fondo al mondo.

Quando ho letto il suo nome sono rimasto senza parole. Luigi Michaud dice la notizia. Mi è mancato il fiato per un attimo, quanto bastava per ritrovare tutti i ricordi a lui associati  come alla presenza così importante nella prossemica che ho sempre controllato. Un guascone gigante, capelli lunghi, un sorriso aperto su un viso allegro anche in fondo al mondo, in quel viaggio in Antartide che mi ha segnato per la vita. Ed è proprio in quella occasione che ho avuto la fortuna di conoscere Luigi, insieme ad altre persone straordinarie, nel posto più remoto della terra, persone di cui andar fiero per le capacità, per il pragmatismo, per la passione e la temperanza, per lo spirito di adattamento e per la capacità di rimanere così lontani ma sempre così allegri, proprio perchè italiani. Già, gli italiani, quelli veri, quelli che ti lasciano ricordi per sempre, quelli che ti fanno pensare a come sarebbe il mondo, senza il loro genio, quella passione per la conoscenza o senza la loro perspicacia. Continua a leggere

ai folli..

XXVIII Spedizione italiana in ANTARTIDE

Spedizione italiana in ANTARTIDE

Volevo fare un sincero augurio a tutti quei “folli” che sono pronti a fare l’ultimo salto. Quello del mare, il più cattivo del mondo, quello dei quaranta ruggenti e dei cinquanta urlanti, quello che visto dall’alto ti fa pensare ad un inferno azzurro di schiuma che bolle, fatto da onde lunghissime e imponenti che porta, dopo migliaia di chilometri, al cancello del freddo eterno. Li immagino nelle loro camere a Christchurch, mentre preparano le ultime cose per il viaggio di domani , mentre mandano gli ultimi messaggi dall’ultima parte di mondo conosciuto. Li immagino a cena, di fronte ad un piatto diverso dal solito, con il pensiero al domani che sarà, all’attesa, al volo, alle immagini dagli oblò. Li immagino all’arrivo, con lo schiaffo in faccia che arriva appena scendi dalla porticina dell’aereo, dopo 8 ore di volo sull’oceano che contiene tutta la rabbia del mondo ed il gelo che si plasma sul viso. Li immagino all’arrivo in base, ai primi sguardi dall’alto per vedere cosa li aspetterà, alla fatica che dovranno sostenere. E poi l’arrivo a  Mario Zucchelli station,  la stazione e poi le pale per togliere la neve, la fatica nel freddo.  L’ingresso nelle porte sigillate dal nastro e violentate dal vento e poi dentro. Nella base che ha dormito per un anno, che ha sopportato un altro inverno antartico, con la furia che è passata e passerà ancora, scritta con la neve davanti alle porte. Li immagino la prima notte sotto i piumoni gelati, nelle stanze di metallo, ancora fredde, con i generatori appena accesi.

Quel posto è l’immenso. Quel posto è la vita senza il peggio di noi e con la bellezza eterna dentro quel bianco così ovvio.

Pronti ad iniziare una nuova avventura nel fondo del mondo. Vi ammiro. Come sempre. Vi ho nel cuore… In bocca al lupo ragazzi!!!

pinguini imperatore a cape washington

pinguini imperatore a cape washington

mount neumayer covered by katabatic

E’ ferragosto, e visto che sudo per il caldo, ho lasciato andare la mente fra i ricordi più belli della mia vita e mi sono imbattuto in questa foto che documenta quando sudai freddo di fronte ad uno degli spettacoli che non dimenticherò mai più. Quello che si vede scuro in primo piano è un monte alto circa 700 metri (Neumayer) coperto da un sottile strato di vento catabatico che scende dal plateau. Sullo sfondo dietro, invece, si vede l’imbuto del “David Cauldron”, un mostro che fa scendere il ghiacciaio David di 300 piedi verso il basso e lo raccoglie da 100 miglia di larghezza ad appena 40, spingendo il ghiaccio all’esterno in una lingua di ghiaccio (Drygalsky ice tongue) che si estende verso il mare aperto per altre 100 miglia..

E’ ferragosto, e in comune con allora c’è solo il colore del cielo e chi scrive..

reeves and nansen ice sheet

reeves by bruno
reeves a photo by bruno on Flickr.

Sempre più malato di nostalgia, mi trovo a riguardare foto di alcuni mesi fa. Ho trovato una immagine per il mio computer e come al solito l’ho ristretta per adattarla al mio desktop. La foto è scaricabile nella risoluzione originale 1920×1200 cliccando sulla lente d’ingrandimento in alto a destra e poi di seguito sulla scritta “tutte le dimensioni” sempre in alto a destra.
La foto è stata scattata dall’elicottero volando sul Nansen ice sheet (in basso nella foto) e ritrae a sinistra l’area di Turn Flat con il mante Larsen, in mezzo la colata di ghiaccio che viene dal ghiacciaio Reeves e a destra la catena dell’Eisenhower dominata dal monte Nansen e dallo Skinner ridge. In mezzo alla colata di ghiaccio si vede il Teall Nunatak.

ice wall

ice wall by bruno
ice wall a photo by bruno on Flickr.

Quando Patrizia e Riccardo mi portarono via dalla sala operativa, era una giornata magnifica. La temperatura era ancora una decina di gradi sotto zero ma il sole era alto e potente anche sotto il 70°sud. Ricordo era domenica e nonostante gli impegni Stefano, il mio “coppio” in sala mi disse che era necessario staccare un po’. MI cambiai in pochi minuti e approfittai di una ricognizione per saggiare la consistenza del pack marino. Andammo in macchina, una Ford dei vigili del fuoco. Arrivammo nella parte finale della Tethys Bay, l’ultima parte, quella sotto un costone di roccia antico con un piccolo ghiacciaio a strapiombo sul mare. Ciò che vedevo dai monitor, dalle vetrate della mia postazione abituale di lavoro, mi si presentò davanti e più mi avvicinavo e più era grande, nonostante fosse infinitamente piccolo di fronte a tanti altri posti di cui gli altri mi parlavano. La mia libertà durò poco più di 30 minuti, quanto bastò per farmi render conto di cosa era quel posto e di dove ero davvero.

la foto è scaricabile da flickr cliccando in alto a destra sul simbolo della lente d’ingrandimento e successivamente sul link “tutte le dimensioni” fino all’originale in risoluzione 1920×1200