a quelli che sono lontani da casa..

Auguri di buona Pasqua.

A loro, principalmente a loro, vanno i miei auguri. A quelli che sono lontani per scelta o per dovere.

A tutti quelli che pensano che di notte, nel silenzio, i desideri possono viaggiare più lontani. A quelli che si addormentano pensando al profumo della pelle dei propri bambini, a quelli che desiderano vedere il sole tramontare dietro le loro montagne o sul mare che profuma di alghe. A quelli che ogni notte chiedono aiuto ad un Dio qualunque per il bene dei propri cari, a quelli che sognano di sfiorare il seno della propria donna, a quelli che sognano il proprio piatto preferito cucinato dalle loro madri. A quelli che, guardando le stelle, pensano al proprio figlio mentre guarda lo stesso spicchio di cielo. A quelli che provano a ricordare messaggi che arrivano nei sogni, a quelli che nel silenzio di una notte ovunque versano lacrime per non esserci.

A due di loro in particolare, privati della libertà con l’inganno, chiusi in carcere per aver solo eseguito un ordine. soffocati dal silenzio di chi, quell’ordine, l’ha dato.

A tutti loro va il mio rispetto la mia preghiera. Buona Rinascita. Buona Pasqua. Sperando solo che tutti quelli che si vedono in TV a far proclami, a qualsiasi titolo, possano rinascere con altre facce, senza interessi personali e sopratutto con le idee.

 

cinquanta…

michele silvestri

Napoli (Italia ) 17.05.78  – Gulistan (Afghanistan) 24.03.12

dedicato a voi..

lo scirocco muove serramenti e persiane. le nuvole scure passano sull’orizzonte modificandosi nel corpo e nei colori sopra uno strato di nero che brilla delle luci della notte. in lontananza si vede una strada. di quelle fatte di auto che vanno di fretta e che tornano a casa prima di cena.  case calde, senza vento. pochi giorni a Natale.

il mio pensiero torna a strade di terra ocra e a case di fango. va a mondi lontani fatti di spazi e di silenzi. mondi dove colleghi lavorano ogni giorno per qualcosa di nascosto e pericoloso. amici che parleranno con i figli attraverso un microfono. un pezzo di plastica che prende quel poco di te e lo trasferisce lontano. a 5000 km dal fuoco e dalla tombola fatta con i pezzettini di mandarino.  a 5000 km da figli, mogli, padri e dal profumo di casa.

io sono con voi senza alcuna retorica. mi sento molto più vicino a voi ora che quando ero lì. ricordo tutte le sere di fronte alle chiacchere, quelle che servono a nascondere la malinconia, quelle che aiutano a non pensare e che aiutano a fumare senza paura…  se può esservi d’aiuto sappiate che sono fiero di conoscervi e che vi porto nel cuore. quel cuore che mi ha imposto di scrivervi queste righe.

auguro a tutti voi, buon lavoro e buon natale.. pensate ogni notte a quel  bavaglino pieno di minestrina che profuma di infante, al sapore del vostro vino o a quello di un suocero burbero e fiero, al profumo della vostra donna anche se rompe. ma l’avete cercata, ci avete costruito qualcosa insieme,  l’avete voluta.  in fondo è per loro che siete li.

da veri italiani, al lavoro, a soffrire in silenzio per altri. quelli che in cravatta un posto simile non l’hanno mai visto e che non immaginano nemmeno. quelli che usano le parole e non sanno cosa sono i fatti, quelli che rinnegano il senso della storia di un paese e che alzano il dito medio a ogni cosa che identifica il tricolore.

questa invece è la nostra di storia, questa è la nostra vita. buon natale ragazzi. vi ammiro davvero.

(dedicato a tutti gli equipaggi impegnati in afghanistan ed ai loro commilitoni).

 

caprarola 15 luglio

Madonna della Consolazione. Il nome è già un invito.
21 anni fa iniziavo qui la mia vita di marito e poi di padre. Ci torno oggi per onorare un collega.
Uno che non conosco ma che mi ha portato fin qui perchè una notte insonne mi dice che glielo devo e perchè troppe cose ci accomunano.
Come la chiesa.
Fatta di pietra e di stucchi, di cornici dorate e di affreschi sbiaditi, di quadri e di reliquie e di voti ingialliti. Era piena di fiori l’ultima volta che l’ho vista. Oggi era piena di dolore, quello silenzioso come il viso dei genitori, impietriti di fronte ad un tricolore poggiato su una cassa di legno. Un basco e le medaglie. Due colleghi a protezione ci guardano con gli occhi spenti. Fuori, due pagine a4 stampate al computer e attaccate con lo scotch dicono da che parte entrare e da quale uscire. Per regalare un ultimo saluto ad un Italiano, fra due cesti di fiori discreti poggiati all’ingresso e un registro fatto di firme nere di altri italiani.
Come la gente.
Silenziosa, abituata a lavorare nei campi e sulle salite aspre di un borgo poggiato sulle pendici di un vulcano. Persone semplici, oneste, che vivono la terra e il paese come la casa e la famiglia. Persone anziane con le buste della spesa, la signora con il “pompiere” nella bustina di carta, pronto per il pranzo, vestagliette a fiorellini da casa, ciabatte, magliette senza orpelli. Qui non conta apparire. Qui conta esserci. Un vecchio signore si appoggia ad un bastone fa fatica a camminare, è magrissimo e curvo su se stesso. Nonostante tutto si avvicina alla bara, ci si inginocchia davanti fra mille fatiche e con la stessa difficoltà si rialza per poi voltarsi verso i parenti. Non riesce a modulare il volume della sua voce e nel silenzio irreale risuona come un pugno in faccia la sua voce che dice “facemose coraggio..” e mentre lo guardo andar via sento il caldo delle lacrime che mi bagna il viso.
Come Caprarola.
Fatto di tufo. Fatto di scale e di finestre messe alla rinfusa, incastrate come nelle costruzioni dei bambini, senza un criterio, in un intrigo di balconi, di comignoli e di tetti. Un posto dove i panni si stendono su carrucole arrugginite e fili di canapa, dove al posto delle fioriere si usano barattoli di conserva e ci si piantano dentro gerani e petunie. Un posto fatto di vicoli freschi dove piccole botteghe vendono spicchi di cocomero e verdure assortite sotto immagini sacre adornate da lumini. Un posto verde di boschi e di rupi, di fronde che si muovono sotto il vento che si incanala dentro impluvi profondi.
Un posto che si sogna quando si è lontani e che spesso, durante la notte mentre si guardano le stelle, si pensa essere vicino vicino, sotto l’ultima stella in fondo a destra di quell’immenso lenzuolo nero fatto di silenzio.
Come Baqwa
Dove ragazzi come lui, vestiti di verde, protetti da corazze bollenti sotto il sole infinito, sorridono ogni volta che ci atterri per portare pane, acqua e viveri. Dove non esistono boschi, dove non ci sono fronde ma dove un ragazzo di 28 anni, lontano dal suo mondo, compie il suo dovere di italiano e chiude gli occhi un’ultima volta, sognando il giorno della licenza che arriverà fra breve.  Dove invece, il caso sceglie lo stesso ragazzo che però chiude ancora gli occhi, chiamando forse il buon Dio o la mamma, prima di capire che il verde dei suoi  boschi non lo vedrà mai più..
Come la Patria
Quella cosa che si porta sul braccio fatta come uno scudetto sulle maglie dei calciatori.
Quella cosa che per un giorno solo ha avuto modo di conoscere il mio nome. Quel nome che magari sarà dato ad una via o ad una piazza, dove, come oggi, bambini in braccio alle mamme, incuranti del dolore e della sofferenza, ridono e mandano baci. Quella Patria che manda uomini in cravatta a ridacchiare nei banchi di una chiesa dove si celebra un funerale.

Tu non mi conosci. Mi chiamo Bruno e forse abbiamo volato insieme.
Ti ho visto stamani, o meglio, ho visto il tuo basco e le tue medaglie..
Ti sono venuto a salutare. Sono venuto a vedere la bandiera sul tuo corpo.
Per ricordarmi che anche io sono italiano…

come se non bastasse..

si chiama roberto. è originario del paese di mia moglie.

è morto oggi.

nella polvere di un paese lontano, sotto il sole senza fine, fra le strade di una storia che non ci appartiene. è morto oggi, un ragazzo come tanti. un ragazzo che obbediva al suo paese. è morto con un tricolore sul braccio lontano dai boschi del suo lago, dal tufo delle cantine e dai vicoli scoscesi di un paesino inerpicato sul costone di un vecchio vulcano. è morto lontano dal suo verde, dal clima fresco e gentile dell’estate sotto i cimini. ha chiuso gli occhi invece su una strada senza alberi, fra case di mattoni e bambini sporchi, fra campi nascosti di oppio e fra bottiglie di plastica di acqua bollente.

mi chiedo che senso ha.

ogni volta me lo chiedo. pur credendo nel profondo significato del termine PATRIA. mi chiedo che senso ha oggi. quando la politica è sempre più distante dalla verità, quando il MIO presidente del consiglio non è mai stato a vedere, anche se fra i mille salamelecchi che avrebbero ammorbidito la pillola, come vive un italiano nella polvere. mi chiedo che senso ha quando il nostro intero sistema è in preda ad una bufera, quando i nostri manager evitano il contatto con le folle, quando un politico per sposarsi deve scappare dalla gente, quando un sistema intero coincide con la biografia e gli interessi di una sola persona, mi chiedo che senso ha morire a baqwa. PATRIA. me lo chiedo confrontando la tua foto con l’immagine di Bossi col dito medio alzato.. e mi vergogno ancora una volta. perdonali perchè non sanno cosa significa morire per questa terra, perchè non sanno cosa significa soffrire a 5000 km da casa, respirare aria che non è tua, vedere colori che non sono tuoi.

roberto, mi commuove la tua storia. come tante altre viste dal vivo ma sono cosciente che il tuo sacrificio non servirà a nessuno. tantomeno alla nostra Patria. servirà a qualcuno solo per deviare l’interesse su altri argomenti.

forse servirà a te, per raggiungere prima del previsto,  la pace che meriti.

buon viaggio ragazzo. che tu possa riposare in pace fra i boschi accanto al lago dove trovavi sollievo dal caldo dell’estate. un estate troppo calda quest’anno..

l’omaggio di Obama e i paragoni con NOI..

Osama Bin Laden è morto. Anche Al Qaeda conferma la notizia e così anche la teoria del complotto, pur non avendo foto che diano la necessaria conferma,  può scemare leggermente.  Subito dopo le scene di giubilo tipicamente yankee (mi chiedo come avrebbe potuto essere l’atteggiamento degli americani e soprattutto lo chiedo a chi li ha criticati), sono arrivate le foto del Presidente Obama in visita ai Navy Seals che hanno partecipato al blitz. Ebbene, dopo aver visto queste foto, ho iniziato  a riempire le mie scarse cellule celebrali con una miriade di paragoni e di comparazioni, una sorta di raffronto fra ciò che i media hanno propinato e con quello che invece osserviamo nel nostro quotidiano.

Nelle immagini che descrivevano l’euforia, migliaia di bandiere, di simboli riconducibili alla patria, ovunque. New York, la grande mela, forse la capitale dell’impero, così devastata e così ferita nel profondo era piena di gioventù, di denti bianchi e sorridenti su diversi colori di pelle. Ho notato un fortissimo senso di appartenenza comune , una sorta di campanilismo e di rispetto per la bandiera che noi proviamo solo nel caso di una vittoria a quel gioco così in voga dalle nostre parti. Consideravo solo le polemiche per le celebrazioni del nostro 150° anniversario. Festa SI Festa NO, persone che giurano sulla nostra costituzione e sulle nostre Leggi che escono dalle aule quando si deve cantare l’inno, che da un predellino rinnegano organi sanciti e legittimi dello Stato.

Dove era il mio Presidente del consiglio dei Ministri mentre Alessandro Romani moriva in Afghanistan? a salvare nipoti di presidenti egiziani? E’ mai andato, questo Onorevole italiano a vedere come vivono i SUOI soldati nella lotta per la Democrazia che tanto invochiamo? NO! non C’è mai andato.. Ha mai fatto la fila per mangiare con i suoi ragazzi nelle mense? NO! non lo ha mai fatto.. Ho visto le foto di Obama, l’uomo più potente del mondo, il signore di tutti i pereppeppè (per citare un fumetto di Andrea Pazienza) in coda come tutti per mangiare a Khandahar. In Italia anche l’ultimo deputato in fondo a destra ha una saletta riservata, una serie di benefit che mal dividerebbe con la plebe.. la stessa plebe che è, rimane e sarà sempre il suo datore di lavoro.

Buongiorno Italia, vado a prendere un pò di sole, quello che invece di darci l’energia obbligatoria per legge su ogni casa per evitare di comperare energia (sporca magari) dagli altri, ci regala solo la tintarella della domenica. Vado a pagare la benzina 3200 delle vecchie lire anche se il prezzo del petrolio è in discesa, tanto per questi onorevoli signori, per questi eccellentissimi italiani, la loro Patria è solo una mucca da mungere fin che si può.

Buongiorno a internet, grazie al quale ho potuto vedere gli occhi di chi gioisce per il suo paese. Per un qualsiasi motivo…

la settimana che finisce.

Una delle settimane più infauste della storia. Il Paese più tecnologico, quello più organizzato, quello più serio ed efficiente, concreto e dinamico è stato devastato da un terremoto senza precedenti che ha generato, a sua volta, un’onda di tsunami che ha colpito, cambiando la fisionomia del luogo, la costa est del Giappone. Aggiungo una galleria con le immagini raccolte dal National Geographic ed un articolo da Wikipedia. Come se non bastasse, oltre ai 16 mila morti, danni molto seri al reattore della centrale nucleare di Fukushima. Da questo evento, in Italia tanto per non smentirci, ne nasce un dibattito accesso e carico di polemiche. Altre foto.

150 Anni dell’unità d’Italia. I leghisti cozzano con la celebrazione, lasciando segni evidenti di insofferenza, l’opposizione insorge e il Governo è sempre più arroccato dietro i suoi problemi. Alcune cariche dello Stato, vengono contestate durante la celebrazione. Segnali paradossali di convivenza e unione durante le celebrazioni.

Libia in fiamme. dopo aver riconquistato parte dei territori occupati degli insorti, Gheddafi punta a Bengasi. Finalmente l‘ONU da il via libera ad un intervento armato per tutelare i civili. Dopo aver portato la democrazia in Iraq e Afghanistan ci è voluto diverso tempo prima di far muovere l’occidente ad intervenire. Di fornte a ciò che succedeva abbiamo fatto (parlo da occidentale) una becera figura in ogni caso. Gli italiani pagheranno il loro voltafaccia ha detto il rais (ce la farà pagare cara.. in termini di immigrazione, petrolio e terrorismo, speriamo bene) e anche gli insorti anelavano un intervento occidentale in loro supporto. L’occidente ha perso una occasione.