che strano mondo

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Che strano il mondo.
Pensate, 6 morti a Modena, per una rivolta in carcere.
Paradossalmente gli unici che potevano stare tranquilli.
A Foggia c’è stata una maxi evasione con relativa caccia all’evaso per le strade, per lo stesso motivo. Nel mentre le borse crollano, Milano chiude a -11,1% e lo Spread sale a 227. Dolori per l’economia, per la finanza, non parliamo di piccole e medie imprese.

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strana città questa

“Stare a casa” significa “stare a casa”! Ecco perché alcune scelte poi non si comprendono.
Da cittadino, da italiano, ho ringraziato il Presidente del Consiglio sulla sua pagina per gli sforzi profusi dal governo che ritengo sia l’unica entità a cui bisogna e bisognerà riferirsi.

Mi son permesso, in aggiunta, di stigmatizzare il caso della piscina 🏊‍♂️comunale raccontando quanto sta succedendo in città.
Questo il testo.

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sui centri città che muoiono

Schermata 2016-05-07 alle 15.47.46A viterbo (sempre rigorosamente minuscola) si parla di centro stoico.
No non è un errore.
Non volevo scrivere storico e ho sbagliato, ho volutamente scritto stoico. per ricordare i fedeli della scuola filosofica di Zenone di Cizio, quelli che dimostrano fortezza d’animo di fronte alla sventura e alla morte. Perché a sventura e morte siamo destinati. Il centro di viterbo è morto. E gli enti attuali non faranno altro che suggellare la tendenza. C’è un forte dibattito in merito. Parlare di commercio come lo intendevamo prima è impossibile.

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cimitero e vincoli

Schermata 2020-01-26 alle 15.44.17.jpgE’ successo qualcosa di strano nella mia città.
Lo scrivo a titolo personale e con un briciolo di preoccupazione, da cittadino, da “omino” che con facoltà di voto ha delegato ad altri il governo della città.

Martedì scorso un consigliere di un movimento civico ha effettuato un’interrogazione. Ripeto: interrogazione. Questo termine è importante.
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sugo e sudore

68751620_2356172727834472_6996088424776073216_n.jpgCi sono giorni speciali e questo è uno di quei giorni.
Si, oggi 22 agosto.
Uno di quei giorni in cui la memoria a lungo termine scalpita per uscir fuori a prender aria, in cui le cellule del mio cervello si organizzano a ricordarmi che oggi succede qualcosa e che questo qualcosa a me manca come l’aria che respiro.
E’ uno di quei giorni che rimangono dentro, come a segnare capitoli in una vita colorata molto spesso di meraviglia.

Perché tra quei due anni indimenticabili, passati a seguire le vicende di un miracolo, in quell’esperienza incredibile e, contestualmente, così devastante, tanto che mi ha fatto riconsiderare tutto il mio essere “viterbese”, in quel regalo avuto dalla vita, in quelle due estati passate fra vernici e plastica, fra bruti e bambini, ci sono delle cose che mi ritorneranno in mente sempre e alcune che non dimenticherò mai.

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la risposta

10580007_937158153069277_8010918856235256672_nPausa pranzo.

Ho risposto a questa frase.
Un amico con cui interagisco, cosa oramai, sempre più rara, mi ha dato uno spunto.
Questa la frase.
“Io ho l’impressione che spesso il criticare tutto sia solo funzionale al voler dimostrare l’incapacità di alcuni e l’indimostrabile capacità di altri. E invece di guardare a quelli meglio di noi, sarebbe il caso di darsi da fare per diventare, noi, i migliori. Facile? Difficile? Chissà. Ma intanto provarci senza continuare a piangersi addosso. “

La risposta, lo so è lunga e non è un esercizio di stile ma vale come ragionamento generale.
Questo il testo:

Quindi riferendomi alla prima frase (che cito: Io ho l’impressione che spesso il criticare tutto sia solo funzionale al voler dimostrare l’incapacità di alcuni e l’indimostrabile capacità di altri) credi che il lamento sia uno strumento di propaganda? Continua a leggere

lettera alla consigliera Perlorca

Lettera alla consigliera Perlorca.

Signora, lei ieri ha detto questo.
(trascrizione)
… Prego Consigliere Perlorca : “…Dunque io meeee vorrre.. eeehh riallacciare a Antoniozzi quando prima della polita eccetera eccetera… (sospiro) Allora, intanto abitare nel centro storico non è un obbligo. (pausa breve) Cioè nel senso è una scelta di vita perché non è che uno ti obbliga ad abitare nel centro storico a meno t.. poracce ce so quarant… quattro o cinque vecchiette che so rimaste lì e so obbligate a stacce perché non hanno altro (apnea). Per cui la movida, secondo me, non è che ce la troviamo a Santa Lucia o all’Ellera… è chiaro che il giovane si riversa qui al centro storico giustoo? Per cui non si può obbligare il giovane a dìi: “Al centro storico non poi venì a fa tardi”, io so padronissima di venì al centro storico alle tre, alle quattro, alle cinque di mattina, non… non fa una piega e oltretutto per quanto riguarda la chiusura è chiaro che ci so dei (sospiro) dei tempi no? Nel senso, se c’è Caffeina e mi e mi porta a fare tardi e poi a un certo punto io alle undici ci ho sete non è che possi dì “ha chiuso alle dieci, non bevo!” Me porto la borraccia da casa? non credo per cui bisogna anche regolarsi nell.. nell’orario eeee… e poi basta ‘nsomma, cè da sottovalutare il fatto che che imporre un orario non è facile. La d..deroga, come si chiamava sul fatto di… (altro lungo sospiro) spett che sto’ a sentì .. eh .. e dell’orario dev’esse derogata perché comunque quando c’è feste c’è un tipo d’orario quando non ci so le feste è un’altra cosa, cioè certo d’inverno alle dieci non è che alle dieci dieci e mezza è vuoto per cui non nn c’è bisogno, giusto? Eh, d’estate, è tutto un altro discorso.”
Grazie consigliere Perlorca …

Stamani, sono le 5, mi sono appena svegliato, le scrivo quanto segue, con profondo rammarico.

Vede signora Perlorca io credo che lei non abbia ben compreso quale sia il vero significato di centro storico.
E mi dispiace moltissimo che lei rappresenti anche Umberto, persona che rispetto moltissimo e con cui ho condiviso percorsi, storia e valori comuni. Anche suo marito è persona che stimo, per di più amabilissima.
Però vede Signora, quello che lei dice è un colpo al cuore, una coltellata in pieno petto, un macigno.
Ed è come se lei parlasse anche per loro, per quelle persone che io stimo e che sono, e reputo, viterbesi come me.
E penso che da viterbese uno possa capire.
Cosa che lei, a questo punto, credo non possa.

Queste parole che mia moglie ha trascritto, uscite così, con quella frase a dire che non è un obbligo abitarvi, come se fosse stata una scelta irresponsabile andarvici o possedervi una casa, sono un insulto.

E poi il dispregiativo dato a quel termine, anzi, quei termini: quattro o cinque “vecchiette”, in aggiunta pure “poracce”, come a dire pezzenti, di bassa lega, senza alcun valore, sia in termini economici che umani.
Come se la vecchiaia fosse qualcosa che non abbia più alcuna importanza, come se saggezza, storia personale e di comunità siano da macerare, tritare, gettare all’interno di un trita rifiuti che nulla a che fare con il consumo, con gli interessi di “adesso”, di quelli che invece vogliono divertirsi.

Vede Signora io sono di destra da sempre, e lei che in qualche modo la rappresenta, con quelle parole mi ha offeso.
Mi ha offeso come mai nessun altro lo ha fatto.
Da viterbese glielo dico. Mi ha sputato in faccia con quelle parole.
Ha offeso mia madre, le mie sorelle che ci vivono e che con i miei genitori hanno lottato, fatto sacrifici e sofferto per risitemare, riadattare e rendere di nuovo meraviglioso un posto antico che era dei miei avi e che il tempo sbiadiva.
E che da oggi si sentiranno un po’ più di serie B.

Perchè lei rappresenta la politica.
E la politica ha offeso anche me che in quei vicoli ci sono cresciuto, a correr dietro ai gatti e ai riccioli di segatura della bottega di falegname di mio nonno. Ha offeso lui, ma anche mio zio che è rimasto li, a preservare tutto quello che siamo stati e quello che siamo diventati, ha offeso tutti i sacrifici che hanno fatto per permetterci di diventare grandi, con quei 4 figli cresciuti durante e dopo la guerra, tra cui mia madre, e quella fettina di mortadella porzionata da uno e scelta dagli altri come unica fonte di proteine della settimana.

Lei ha distrutto le mie radici, la mia storia, ha distrutto la pergola che arrivava dal Ponticello a rinfrescare il balcone da dove si vedevano tutti i tetti di San pellegrino, a lasciarmi a bocca aperta di fronte alla mia città, cazzo! Alla nostra città!
Lei ha offeso la storia, la radice, la dignità stessa del nostro luogo e il lavoro di altri.
Perché da quello che capisco, noi a questo punto vogliamo creare un posto dove si beve si vomita e si piscia senza alcun controllo.

Vede signora, ha detto che vivere in centro NON è un obbligo.
A volte anche parlare NON lo è.
A volte il silenzio sarebbe più prezioso.