La libertà di gridare.

Stamattina presto ho letto l’ennesimo articolo sullo spread e sulla finanza europea. Subito dopo mi sono immerso nella lettura, meno catastrofica, di una realtà locale. Ho passato le dita sul trakpad , viaggiando virtualmente fra un posto e l’altro, e sono arrivato al quartiere di Villanova, a Viterbo.
Dopo aver letto la pagina, ho scritto impulsivamente, o forse compulsivamente,  un commento sul forum che a breve verrà moderato dall’amministratore. O forse no.

Ebbene, a te, amministratore che moderi i commenti dei lettori, chiedo una cosa: uomo o donna che tu sia, qualunque sia la tua estrazione sociale, politica, culturale, permettimi di arrivare direttamente sulle parole scritte, senza limitazioni, premettimi di gridare sul serio.

Permetti l’urlo, la rabbia, permettici la violenza delle parole, delle emozioni, dacci lo sfogo virtuale, dacci un muro su cui disegnare piselli e parolacce, perchè altrimenti il lettore e/o le persone che vedranno, continueranno a sopire istinti, continueranno a frustrarsi ogni giorno con quelle immagini di quotidianità che possono  colpire, frustrare, intristire, maledire, ghettizzare, deviare.

Moderatore che leggi i commenti, lascia che la forza delle idee sia sincera, sia reale, sia quella deputata a sfornare un sentimento, positivo o negativo non importa, lascia che sia libertà assoluta, quella che ormai non possediamo più, quella che dopo aver fatto una vita da “libero”, senza mai un debito, mi costringe a pagare quello fatto da altri. Gli stessi altri, in cravatta, con la bocca piena di avverbi che sono sempre li, a pontificare, a ordire, a commentare il lavoro di altri che han cercato di fare ciò che non hanno fatto loro.

Permettici la diatriba, la controversia, la disputa, il rigetto e il vomito di fronte a questo e a quello, permettici di litigare sul nome o sullo pseudonimo, permettici di idealizzare un deficiente e una persona valida, dacci la possibilità di leggere tutto, le idee, i “vaffa”, le esternazioni dei protettori o di quei sofisti della parola che ci racconteranno “la rava e la fava” come al solito. Dacci la possibilità di arrivare dritti al punto, senza passare per le tue notti insonni o dai tuoi tempi tecnici.
E forse, da quelle parole, da quei termini così crudi e barbari, magari potrà sorgere un’idea.

Un fiore in mezzo al letame..

Noi di questo abbiamo bisogno, di una nota di colore nel nero sporco di una città bellissima, depredata, martoriata da vigliacchi notturni e da reggenti stantii. Abbiamo bisogno di una speranza che attualmente non troviamo, abbiamo bisogno di essere rifondati, ad iniziare da noi stessi. Abbiamo bisogno di dormire abbracciati a qualcuno, qualcuno che ci prenda per mano e ci faccia capire che magari cambiare è possibile e che un giorno un giardino sarà degno di questo nome.

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